Se il Cinese corre, Guazzaloca gode
Dopo tanta gloria, l’ipotesi dell’agonia ai margini della politica non andava giù a Sergio Cofferati. Ed ecco allora la chiacchiera che impazza a Bologna da alcuni giorni. L’uomo dei milioni in piazza, dell’art. 18 e dell’alleanza con i No global, sembra sul serio disponibile a correre da sindaco nella città simbolo della sinistra e a sfidare quel Giorgio Guazzaloca che ha buttato giù da cavallo i “rossi” da Palazzo D’Accursio. La candidatura, bruciata anzitempo dal Resto del Carlino, con uno scoop che ancora sta facendo investigare su chi sia stata la gola profonda, ha scompaginato le carte. Il diessino Pierluigi Bersani e la Margherita emiliana accarezzavano da mesi il sogno di un proprio uomo in lizza per la città. I più accreditati concorrenti erano l’attuale vicepresidente regionale Flavio Delbono oppure il presidente della provincia, Vittorio Prodi, forte della trainante fratellanza con Romano. Questa ipotesi avrebbe dato inoltre ai diessini il via libera alla ricandidatura in Regione del presidente in carica, Vasco Errani, nel prossimo 2005. Ora invece, ammesso e non concesso che Cofferati riuscisse a sfilare la poltrona di sindaco a Guazzaloca, c’è chi parla di un ex popolare come Pierluigi Castagnetti in pista per il governatorato. Adulazioni, attese messianiche e mal di pancia si sprecano a Bologna in questi giorni. I dirigenti della Cgil si spellano le mani, il capogruppo diessino in Comune si dà ai Baci Perugina («quello di Cofferati è un atto d’amore verso la nostra città»), mentre il Prc ha già fatto sapere che non sosterrà il “traditore” dell’art. 18 e i dalemiani invece non aspettano altro che l’ibernazione del Cinese a Bologna, oppure, in caso di sua sconfitta, il tramonto della sua fastidiosa leadership a sinistra. L’unico che finora tace è il sindaco Guazzaloca. Abituato com’è a sfide radicali, in politica e nella vita, è uomo che s’è già trovato a combattere di tutto, dalla morte precoce della moglie alla leucemia, ai pronostici. Non sarà un Cofferati, che nemmeno vive a Bologna, a spaventarlo. I bene informati lo descrivono determinato e, semmai, esaltato da un guanto di sfida che lo riproietta di nuovo sulla scena nazionale. La sinistra rivuole Bologna ad ogni costo per una semplice ragione: non dover cambiare, poter dimostrarsi vincente con dentro tutto e il suo contrario, democristiani, comunisti, cigiellini, cattolici, socialisti. Bologna come metafora dell’Italia e del riscatto della sinistra meno laburista d’Europa. Ma c’è chi non la vede così. Giuseppe Cremonesi, dirigente della Cisl emiliana, dice che «Cofferati a Bologna sarebbe un’eutanasia, perché il centrosinistra ha bisogno di una figura che unifichi, mentre Cofferati ha spaccato il sindacato e il partito». Il giuslavorista Marcello Pedrazzoli scrive su Repubblica che «Cofferati sindaco è l’inizio della fine: ha portato in piazza tre milioni di persone raccontandogli delle balle. è una candidatura ridicola». Per non parlare del macigno buttato sulla strada del Cof sindaco da Francesco Cossiga, il quale ha rammentato senza perifrasi che a Bologna, in via Valdonica, è caduto Marco Biagi, l’autore di quel Libro bianco sul lavoro che Cofferati definì un testo “limaccioso”.
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