Se il prblema è il prof

Di Justin Mc Leod
22 Gennaio 2004
Parte, non parte, riparte.

Parte, non parte, riparte. Forse stavolta parte davvero. Però chissà. È uscita la circolare che regolamenta le iscrizioni al prossimo anno scolastico. Anticipa alcune novità che stanno scritte in un decreto legge che non è ancora stato approvato. Dice che si potranno iscrivere alla scuola materna i bambini che compiono i tre anni entro il 28 febbraio 2005, e alle elementari che entro quella data compiranno i sei. Dice che i genitori dovranno scegliere se i figli faranno 27 o 30 ore alla settimana (più 10 di eventuale mensa) alle elementari e 27 o 33 alle medie. La sinistra si straccia le vesti. Mamme nostalgiche di Sessantotto occupano le scuole e fanno piangere i figli al grido di «la Moratti mi porta via i miei amici del pomeriggio». Balle cinesi. Chi vuole o ha bisogno potrà tenere i figli alle elementari quaranta ore come oggi. I sindacati hanno impugnato la legittimità di una circolare che si rifà a un decreto che non è ancora legge dello Stato. Non hanno tutti i torti. Infatti su questo anche la maggioranza litiga. Forse la circolare verrà riscritta. Anche perché tradisce – sembra – certi aspetti di flessibilità promessi. Per non parlare del problema sommo: si perderanno mica dei posti di lavoro?
Penso a queste cose mentre sul treno chiacchiero con un gruppetto di studentesse, in una gelida alba di gennaio. Si parla, inevitabilmente, di scuola. Si intrecciano storie. Marzia e Valentina l’anno scorso sono state bocciate. «A me a novembre hanno detto “tanto non ce la fai”» racconta Valentina. «Ho finito per convincermi. Poi quest’anno a mio papà hanno detto: “se solo avesse recuperato in una materia l’avremmo promossa». «Io facevo fatica» rincara Marzia «un giorno la mia prof. mi ha detto: “due braccia rubate all’agricoltura”. Mi sono arresa». Signor ministro, la riforma è tutta qui: finché insegnanti (?) così non potranno essere licenziati in tronco – o almeno non si permetterà a famiglie e studenti di sceglierne altri – la scuola resterà tale e quale. A dispetto di tutte le riforme del mondo.

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