Se imparassimo a avedere con occhi premoderni

In una notte la campagna è precocemente gelata. Scricchiola il ghiaccio delle pozzanghere, illividite le rose tardive contro il muro. Come quando la morte arriva improvvisa in una casa, e blocca nel loro quotidiano disordine gli oggetti domestici, che lì rimangono immoti, così la gelata sembra irrigidire gli attrezzi abitualmente lasciati fuori e ora bianchi di brina. I passi sui sentieri ghiacciati suonano secchi. La terra si è rappresa in se stessa, indurita, stanotte, come contratta in uno spasmo di morte. Oltre i filari di vigne ischeletriti costeggi i campi dalle zolle frantumate, ferite aperte sguaiatamente sotto quel cielo di piombo. E solo girasoli grinzosi come facce di vecchie, e resti di pannocchie, e nulla di vivo. Corvi, soltanto: alti, volano in tondo gracchiando, come ridendo di tanta desolazione.
Parrebbe, pensi riprendendo il cammino, la vittoria della morte. Ma solo perchè sei un forestiero, e non sai quel che la gente di queste colline sa da sempre, dai suoi padri. è solo perchè sei nata in città, e non sei buona a riconoscere i segni. Sotto a queste zolle che a te sembran morte ci sono già i semi, pronti al loro destino: marcire nella terra. Morire, per rinascere cento volte ancora. Forse non è mai viva la terra, come in questo istante in cui nel grembo buio feconda la futura abbondanza. Agli stolti pare morta. è viva, invece, come una donna nel giorno che concepisce.
E gli alberi e i cespugli così spogliati, così secchi e neri. Non morti, ma dormono. Già nell’inverno pieno cominceranno a formare – invisibili, dure – le gemme. E i nidi? I nidi abbandonati dai migratori, scricchiolanti nel vento, non sono forse segno di attesa e promessa di ritorno?
Il mondo è un simbolo, era la forma mentis che percorreva il Medioevo. Ogni cosa era simbolo, segno che rimandava ad altro. Ogni cosa, apparenza che riconduceva ad un’altra realtà, invisibile agli occhi. Noi chiamiamo “modernità” e “ragione” il vedere, in ogni cosa, solo la sua esteriore concretezza. è da adulti, ci hanno insegnato, è da uomini razionali fare così. E così facciamo. Tuttavia, ci piace inspiegabilmente andare, la domenica, per le campagne. Ci incantiamo a guardare i campi e le vigne. Li troviamo bellissimi. Come a noi corrispondenti. Come ci ricordassero qualcosa che sapevamo. Un tempo, e che abbiamo scordato.

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