Se in Italia la libertà religiosa non è un tema riempi-piazze

Di Reibman Yasha
12 Luglio 2007

Perché nella capitale del cattolicesimo, a Roma, la manifestazione indetta da Magdi Allam in difesa dei cristiani perseguitati riesce a portare in piazza solo centinaia e non, come ci si poteva aspettare, decine di migliaia di persone? Dove sono i circoli Acli, l’Agesci, le parrocchie, i seminaristi? Perché partecipano i leader dell’opposizione (Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini) e non i maggiori esponenti del governo e dei partiti della coalizione di maggioranza? Inutile su queste pagine raccontare delle persecuzioni subite dai cristiani ai nostri giorni, non ai tempi del Colosseo. Tanto più proprio ora che nelle Filippine è sequestrato padre Giancarlo Bossi e la sua foto è esposta fuori dal Campidoglio.
Forse la Chiesa non è più capace di mobilitare? Il Family day dimostra il contrario. Nonostante alcuni editoriali di Avvenire e l’impegno del giornale che state leggendo, sembra che il mondo cattolico non pretenda quanto dovrebbe essere naturale pretendere: che l’Italia faccia della libertà religiosa la propria stella cometa in politica estera. Una politica che potrebbe essere condivisa da tutti. Su questo terreno le forze che si dicono laiche e quelle che si dicono più ispirate ai valori della tradizione cattolica dovrebbero infatti trovare agevolmente un terreno d’intesa. Difendere i cristiani nel mondo significa, soprattutto in epoca di fondamentalismo, difendere la libertà. Basterebbe avere l’ambizione a qualcosa di più che ottenere un barile di petrolio a prezzo di favore.

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