Se la lampada è già sotto il moggio
Mio caro Malacoda, segnati questa: SPQC. Sono Pericolosi Questi Cristiani. Mi chiederai: dove sta il pericolo? Il pericolo sta nel fatto che ormai fanno tutto da soli. Niente da dire quanto al risultato, ma noi diavoli, se le cose vanno avanti così, diventeremo pletorici, superflui. Insomma corriamo il rischio dell’inutilità. Non riesci a capire il motivo del mio pessimismo? Ti sembra assurdo che un diavolo si ponga il problema del senso della sua esistenza? Eri convinto che la nostra missione consistesse, appunto, nel negare ogni senso? In un certo senso (che belli i pasticci di parole) hai ragione, ma c’è una logica di fondo alla quale neanche noi sfuggiamo: convincere gli uomini che la vita non ha scopo è a sua volta uno scopo, e neanche dei più facili. So che sembra una contraddizione, ho cercato a lungo di risolvere questo paradosso, ma non se ne esce. E quando da una cosa non se ne esce bisogna farsene una ragione, cioè accettarla (non ti sembri un atteggiamento rinunciatario, lo spiega anche il Nostro Nemico: accettare la realtà è il primo modo per renderne ragione. Noi dobbiamo evitare che questo avvenga nei nostri pazienti, ma dobbiamo essere coscienti che è così, qui sta la nostra superiorità, nascondere la verità a chi è affidato alle nostre cure).
Ma veniamo al motivo del mio pessimismo sul nostro futuro. Sta esattamente nella parola che ti ho appena citato: nascondimento. E nel suo uso da parte dei funzionari del Nemico. Si è attuato uno scambio delle parti che mi sconcerta. Quei rovesciamenti della frittata, fatti con estrema disinvoltura, di cui sono maestri alcuni sofisti contemporanei che ti lasciano senza parole. Un’incursione nel campo dell’avversario che non rispetta più ruoli. Io ti induco in tentazione, tu resisti. Poi io sono contento se tu cedi, ma prima devi resistere, e lasciare a me il ruolo di tentatore. Per capirci: noi diavoli operiamo nel nascondimento, nel buio, nelle tenebre, nel non detto, nell’assenza; il nostro Nemico è l’alfiere della luce, della parola, della presenza. Ma se i suoi funzionari incominciano a teorizzare la religione del nascondimento noi che ci stiamo a fare? Hai capito adesso il mio smarrimento?
Da che mondo è mondo operare nascosti, influire senza farsi vedere, agire dietro le quinte, manovrare senza far capire chi è il manovratore è opera nostra (chi fa la spia non è figlio di Maria.). Da che mondo è mondo chi si nasconde è perché ha qualcosa da nascondere. Da che mondo è mondo la lotta è tra le tenebre e la luce, ma se la luce si spegne con chi lottiamo? Non mi prendere per pazzo. Questa vicenda del cristianesimo nascosto, del cristiano anonimo, del lievito nella pasta, del fare senza dire, dell’identità che ha come sua identità solo l’accogliere il diverso, dell’annullarsi per poter fare spazio all’altro (che poi, se io mi annullo non ha senso dire che ho fatto spazio all’altro: nello spazio c’è solo lui, io non ci sono più), questa vicenda, ti dicevo, mi sta letteralmente facendo venire un angelo per capello. Che confondano i loro fedeli è cosa ottima, ma che riescano a confondere anche me non l’avrei mai immaginato. Per un po’ non chiamarmi, lasciami riflettere.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche
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