Se l’università pubblica invita i negazionisti a convegno

Di Reibman Yasha
24 Maggio 2007

Claudio Moffa, professore universitario a Teramo, nel 2001 “denunciò” il “complotto sionista” dietro l’attentato alle Torri Gemelle. Oggi, per il master “Enrico Mattei” organizzato dal suo ateneo, ha affidato una lezione a Robert Faurisson, ex professore di letteratura ed esponente negazionista. La bibliografia consigliata prevede gli scritti di Carlo Mattogno, autore di testi che mettono in dubbio le camere a gas. Insomma, la tesi screditata dell’infondatezza storica della Shoah avrà spazio in un’università pubblica e riceverà legittimità (la tempestiva chiusura della facoltà decisa dal rettore per il giorno della conferenza di Faurisson non impedirà alla lezione di svolgersi in altra sala).
Non meraviglia che centinaia di storici abbiano protestato e chiesto al governo di prendere posizione e organizzare nella stessa Teramo un’iniziativa per rispondere. Attenzione, non hanno chiesto di punire Faurisson o Moffa, non hanno chiesto di arrestarli né invocato la legge Mancino. No, hanno solo chiesto di combatterli sul piano delle idee. C’è qualcosa di illiberale in questo? È in atto un tentativo di limitare la libertà di espressione? Non mi pare proprio, ma questa sembra essere invece la convinzione di quanti hanno espresso solidarietà al professor Moffa e al suo convegno. Tra essi vi sarebbero Hamza Piccardo, leader dell’Ucoii, Mario Scialoja (ma speriamo si tratti di uno scherzo) e il professor Franco Cardini. Sembra irreale infine che al master collaborino Giulio Andreotti e Ugo Tramballi, giornalista del Sole 24 Ore.

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