Se pure l’arte parla del clima

Di Togni Paolo
21 Giugno 2007

Molti ricorderanno l’incipit della IX ode di Orazio “A Talierco”: «Guarda la neve che imbianca tutto il Soratte e gli alberi che gemono al suo peso, e i fiumi rappresi nella morsa del gelo». Orazio scriveva circa duemila anni fa, e viveva in un clima molto più freddo di quello di oggi. Nessun romano vivente, infatti, ha visto innevato il Soratte, che è un modesto rilievo alto poche centinaia di metri visibile dalla città.
Una saga nordica racconta che, intorno all’anno Mille, i vichinghi scoprirono nei mari del nord un’isola assai fertile, nella quale coltivarono grano e altro, fino a renderla completamente verde: la chiamarono “terra verde”, ed è l’odierna Groenlandia. Di lì l’eroe Erik il Rosso salpò verso Occidente, e arrivò in una terra che chiamò “Vinland” per le viti che vi trovò; era il Labrador. Oggi Groenlandia e Labrador sono più bianche che verdi, e si trovano molto a nord della latitudine massima alla quale crescono vite e grano.
Chi ha conoscenza, almeno superficiale, della pittura fiamminga dei secoli XVII e XVIII sa che sono frequenti le rappresentazioni di grandi fiumi ghiacciati, sui quali scivolano i pattinatori e si svolgono mercati e altre attività (vedi per tutte il quadro di Bruegel “Il Giovane”, oggi al Museo del Prado). Chi volesse oggi attraversare a piedi la Scheda, anche nell’inverno più duro, otterrebbe solo di fare un bagno freddo. Nell’inverno tra il 1813 e il 1814, a Londra, si svolse l’ultimo festival sul Tamigi ghiacciato: per diverse settimane vi ebbero luogo feste, balli, spettacoli e commerci.
Orazio ci ha lasciato una sua ode; su Erik il Rosso ci è pervenuta una saga, e i reperti trovati in Labrador ne confermano la veridicità; Pieter Bruegel ha realizzato una splendida rappresentazione pittorica; la storia ci parla della festa sul Tamigi. Queste testimonianze dimostrano che il clima di oggi è molto meno caldo del clima che c’era intorno all’anno Mille della nostra era; e che i romani dei primi secoli e i nostri antenati dal XVII secolo alla metà del XIX dovevano fare i conti con un clima ben più freddo di quello odierno. Ma non era, la fase attuale di riscaldamento, qualcosa di assolutamente nuovo, determinato dall’inquinamento causato da industrie, trasporti e altre attività dell’uomo? La verità è che la Terra fa parte di un sistema vivo, che si modifica nel tempo e non è mai uguale a se stesso; un sistema in cui l’uomo con tutte le sue attività è solo un granello nell’immensità. La differenza tra capire e non capire è un attimo di tempo, onestà intellettuale e un po’ di buona volontà.

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