Se pure l’ebreo rispolvera il blood liberal antisemita
Ariel Toaff fa lo storico. Cresciuto in Italia, ora vive in Israele e si occupa di storia medioevale, un periodo brutto per gli ebrei in Europa. Ha scritto un libro sull’accusa di praticare omicidi rituali che per secoli è stata rivolta agli ebrei, contribuendo alla loro persecuzione. Nel libro Toaff sostiene che vi siano stati alcuni casi in quell’accusa era fondata. I responsabili, spiega, erano membri di una piccola setta di “fondamentalisti”. Lette queste tesi i rabbini italiani si sono indignati. Per alimentarsi gli ebrei seguono scrupolose regole, non possono nemmeno bere sangue animale, figuriamoci se possono anche solo ipotizzare di utilizzare sangue umano. L’accusa è ancora più fragile se basata su testimonianze ottenute sotto tortura. L’autore replica che i documenti sono molti e il lavoro è scrupoloso. Francamente il fatto specifico sembra impossibile, tuttavia non si può escludere che negli ultimi due millenni vi sia stata qualche pecora nera tra gli ebrei, un Hannibal Lecter disinteressato alle leggi ma non a cacciare vittime.
La prima paura naturalmente è che l’opera di Toaff possa offrire nuova linfa per antichi pregiudizi. Però quello che mi pare colpire di più è il fatto che sembra di trovarsi di fronte a qualcuno che si tira da solo la martellata sui piedi. Di questo tipo di fenomeni tratta Autodafè. L’Europa, gli ebrei e l’antisemitismo, il nuovo libro di Emanuele Ottolenghi, edito da Lindau. Per secoli gli ebrei venivano accettati e premiati quando si convertivano, oggi la richiesta è uniformarsi all’opinione corrente di condanna verso Israele. Insomma, non è facile essere ebrei.
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