Se Roncobilaccio si crede Roma

Di Giorgio Vittadini
08 Maggio 2003
In questi mesi sembra che per alcune forze politiche l’unico problema istituzionale sia il rapporto tra Stato ed ente locale

In questi mesi sembra che per alcune forze politiche l’unico problema istituzionale sia il rapporto tra Stato ed ente locale. In particolare sembra che il problema della democrazia in Italia stia nel trasferimento dei poteri dallo Stato all’ente locale. Siamo così passati dal decentramento delle Bassanini, al cambiamento della Costituzione e adesso alla devolution.
Non sempre il panorama è chiaro. I partiti sembrano tradire o almeno mutare le premesse su cui hanno chiesto i voti. Chi difende a priori l’ente locale (come se un esponente di un partito per magia fosse a Roncobilaccio più servitore del popolo che a Roma) finisce spesso per diventare statalista. Finisce cioè per difendere ciò che sostengono i partiti avversari. Pubblico è solo ciò che è definito da un politico, ciò che è gestito direttamente da un’amministrazione pubblica (con un requiem per le opere private di pubblica utilità). I partiti “democratici” che si schierano per le privatizzazioni di municipalizzate finiscono spesso per allearsi con quella parte del capitale che ricerca la pubblicizzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti. Infine i più radicali estremisti che si stracciano le vesti nel dire che solo l’ente pubblico difende il povero, in realtà sono semplicemente ipocriti. Sanno benissimo che i loro amici funzionari o politici assoggettano l’ente locale allo psichiatra democratico, alla cooperativa No global, al prete dichiaratamente rivoluzionario che vivono molto lautamente di contributi pubblici. In questo non sono diversi da chi dall’altra parte considera l’ente pubblico luogo di rapina per le sue lobby. Ma l’errore in tutto questo variegato circo Togni non è innanzitutto quello deprecato da qualche pasionaria della politica che a difesa del nostro senso estetico non si è ancora stracciata le vesti. La questione morale per questi personaggi non è il vil denaro, ma un’errata concezione di democrazia che ancor oggi ipertrofizza l’ente locale e lo Stato centrale. In una democrazia moderna tante devono essere le forme di espressione della volontà popolare, di decisione, di potere.
Non solo i partiti, non solo i sindacati, non solo i parlamenti, non solo i consigli comunali, non solo i consigli regionali. In Italia ci sono enti di autonomia funzionale quali università, Camere di Commercio, fondazioni bancarie, fondazioni culturali, associazioni imprenditoriali, circoli di pensiero, movimenti, realtà di ricerca, movimenti per i diritti civili, movimenti a favore della globalizzazione, associazioni ambientaliste, parchi, comunità montane, associazioni di consumatori, enti lirici, corali, istituzioni teatrali, associazioni sportive e istituzioni sportive, strutture scientifiche, circoli di scacchi, ecc. Ognuna di queste realtà deve sovrintendere con ampia autonomia funzionale a quel particolare aspetto della vita sociale in cui è specializzata. è mostruoso pensare che l’ente locale lottizzi tutto e governi tutto. La sussidiarietà orizzontale e il pluralismo istituzionale sono un’esigenza logicamente comprensibile a qualunque persona che abbia un’idea abbastanza evoluta e sviluppata del mondo in cui vive. Il rozzo è ancora prima che arrogante, un ignorante (nel senso di colui che ignora). E non importa che sia un ignorante di destra o un ignorante di sinistra.

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