SE SALTA RCS…

Di Bottarelli Mauro
26 Maggio 2005

“Il vero malato d’Europa”. Non ha usato mezzi termini il settimanale britannico The Economist per dipingere sulla copertina del suo ultimo numero lo stato di salute dell’Italia e della sua economia. E il dramma nel dramma è rappresentato dal fatto che gli avvoltoi cominciano a planare sulla carcassa dell’azienda Italia strappandone i poveri – ma più nobili – resti. è il caso dell’assalto dell’immobiliarista Stefano Ricucci (in foto), a colpi di un cash flow doppio del dichiarato (480 milioni di euro), a Rcs, controllore del Corriere della Sera e non a caso definita «un patrimonio istituzionale intangibile» da un preoccupato Marco Tronchetti Provera sul Sole-24 Ore. La finalità di tale assalto? Le ipotesi sono più d’una. Ad esempio mettere i piedi sul tavolo del salotto buono e attendere il downfall finale di Fiat, detentrice del 10,183 per cento delle quote Rcs nel Patto di sindacato per un controvalore di 4,5 miliardi di euro: a quel punto il Lingotto, necessitando di capitale, cederà le proprie quote nel patto di sindacato di Rcs garantendo a Ricucci (o più verosimilmente a chi lo usa come “ariete” ben finanziato) di entrare nel nucleo forte dell’azionariato, visto che nonostante il patto tra i soci “storici” di Rcs vincoli ognuno di essi a offrire i titoli in prelazione agli altri soci, nessuno pare avere intenzione di comprare. C’è aria di Opa su tutto il capitale, visto che in Borsa di fluttuante da acquistare resta poco? Ricucci prima minaccia, poi cambia idea e rassicura: no, nessuna Opa. In compenso però questa “fibrillazione” ha portato a un’effervescenza in Borsa dei titoli interessati, segnale evidente di una possibile operazione di mera speculazione finanziaria. Ma chi, in questo momento, può permettersi di mettere sul tavolo 1000 miliardi di vecchie lire per un’operazione speculativa da raider puro? Da qui nasce il grande mistero sull’identità dello shadow financial backer dell’immobiliarista romano. Nemmeno all’interno del mondo finanziario il tenore decisamente emergenziale dell’intervista di Tronchetti Provera al Sole ha trovato una spiegazione, lasciando aperta l’ipotesi del timore per un assalto congiunto tra i nouveaux entrepreneurs guidati da Giampiero Fiorani – già attivissimo nell’Opa su Antonveneta – e i raiders del mattone, Giuseppe Statuto e Danilo Coppola. Una santa alleanza immobiliare che, sfruttando il 2 per cento di Francesco Gaetano Caltagirone in Rcs, potrebbe lavorare a un’ipotesi di “contropatto” in stile Bnl forte di un 20-25% del capitale totale. Ricucci lavora forse per qualche cavallo di Troia all’interno del Patto? Difficile, in compenso è certo l’attivismo di Unipol, il gruppo assicurativo vicino ai Ds, che lunedì ha comprato 90 milioni di titoli Bnl, pari al 2,98 per cento del capitale dell’istituto romano, passati di mano ai blocchi a 2,77 euro per azione. Il gruppo ora sfiora il 5 per cento del capitale di Bnl, limite che sarebbe stato autorizzato dalla Banca d’Italia. Qualcosa si muove a sinistra in vista delle urne? A meno che l’assalto a Rcs non sia una mossa ritorsiva “esterna” proprio per la gestione delle Opa lanciate da Abn Amro e Banco Vizcaya e stoppate da Antonio Fazio e dalle nuove cordate.
M.B.

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