Se si tratta di decidere il cattolico Alito decide da non cattolico

Quando il presidente Bush ha nominato Samuel Alito alla Corte Suprema, i liberal si sono preoccupati per il suo cattolicesimo, mentre i conservatori si sono rallegrati proprio perché era un cattolico praticante che probabilmente approvava tutti gli insegnamenti della Chiesa, e in particolare la condanna dell’aborto, dell’eutanasia e del matrimonio gay. Un altro cattolico praticante, John Roberts, era stato precedentemente nominato ministro della giustizia, e altri due cattolici (Anthony Scalia e Clarence Thomas) erano già ben noti per la loro interpretazione rigidamente conservatrice della Costituzione. I giudici cattolici, naturalmente, avevano garantito al Senato che la loro fede non li avrebbe influenzati in alcun modo nella interpretazione della Costituzione. Lo hanno appena dimostrato.
Questa settimana la Corte Suprema ha approvato una legge statale per l’introduzione della pena di morte con cinque voti a favore e quattro contro. Il caso era già stato considerato in precedenza dalla Corte Suprema, ma non si era potuto arrivare a una decisione perché il voto era di quattro a favore e quattro conto, in attesa della sostituzione del giudice Sandra Day O’Connor, entrata in pensione. Il suo posto è stato preso da Samuel Alito, che ha votato a favore della legge, spezzando così l’equilibrio fra coloro che vogliono limitare ulteriori applicazione della pena di morte (i giudici Souter, Stevens, Bryer e Ginsburg) e coloro che la pensano in modo opposto (i giudici Scalia, Thomas, Roberts e Anthony Kennedy).
Un anno fa, i vescovi cattolici americani annunciarono una nuova campagna per abrogare la pena di morte in tutti gli Stati Uniti. Un portavoce dei vescovi dichiarò: «In questo paese la pena di morte si potrà eliminare in molti modi: riforme legislative, decisioni delle corti e dei singoli avvocati e giudici; e noi li adotteremo tutti». E il cardinale di Washington Theodore McCarrick disse: «Il nostro compito è convincere i cattolici e tutte le persone di buona volontà che oggi in America la pena di morte non è necessaria, non è utile e non è giusta».
A quanto pare, dopo un anno, gli sforzi non hanno ancora dato risultati, almeno per quanto riguarda i giudici cattolici della Corte Suprema. Fatto interessante, la scorsa settimana il presidente filippino Gloria Macapagal Arroyo, in segno di rispetto per il Papa, ha firmato un decreto per l’abolizione della pena di morte nelle Filippine. Il nunzio papale si è congratulato con lei, dicendo «non si può parlare di diritti umani quando c’è la pena di morte».

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