Se Socrate avesse avuto il pc
Si parla di formazione di alto livello, inevitabile allora che il discorso arrivi a toccare anche gli sviluppi più avanzati; ossia quell’apprendimento a distanza – in gergo si dice e-learning – di volta in volta invocato come la svolta decisiva verso la preparazione del futuro o criticato come il killer del rapporto educativo tra studente e alunno. Niente di tutto questo nel volume da poco mandato in libreria da un gruppo di studiosi – tutti, come si definiscono, ‘nativi digitali’, ossia persone che hanno realizzato una parte significativa dei propri studi, della propria attività di ricerca e d’insegnamento nel contesto della knowledge society e con un uso abituale e diffuso delle tecnologie dell’informazione – legati al NewMinE Lab, il laboratorio New Media in Education della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università della Svizzera italiana di Lugano. Frutto di una lunga attività di ricerca e didattica, lo studio non si propone solo di dare indicazioni operative – che pure ci sono – ma soprattutto di offrire una riflessione che dia all’e-learning una collocazione adeguata nel più vasto ambito della società della conoscenza e dei percorsi formativi della persona. Con la scoperta che un insegnante nell’ambito delle tecnologie ha oggi un compito non diverso da quello di Socrate: come lui deve guidare l’allievo a trovare, in un mondo che cambia paradigma comunicativo al confine di due mondi comunicativi – allora dall’oralità alla scrittura, oggi dalla carta al bit – una strada significativa.
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