Se un filosofo val più d’un tornitore

Di Tempi
26 Ottobre 2006

Mentalità progressista vuole che dentro il complesso sistema educativo la Formazione professionale sia costretta a ritagliarsi uno spazio puramente marginale e in totale subordine a quello ben più quotato della cosiddetta istruzione pura (la scuola, insomma). Una visione che svuota il canale della Formazione di un ruolo educativo di dignità pari a quella dei licei, per l’unica colpa d’esser rivolto a studenti più orientati al “saper fare” che non al “sapere”. Di fatto si crea un’istruzione di serie A e una di serie B: il filosofo è meglio e più attrezzato del tintolavandiere, del tornitore o del meccanico. L’Italia risulta oggi l’unico paese in Europa che non ha ancora sviluppato un adeguato sistema di scuola tecnica professionale. Restiamo di fatto ancora fermi alla separazione tra cultura e lavoro e alla superiorità della prima sul secondo. Il rischio di veder rafforzata quest’impostazione è dietro l’angolo.
L’articolo 68 della legge finanziaria introduce un nuovo obbligo d’istruzione fino ai 16 anni dall’anno 2007-2008. La formulazione del testo, nonostante la sua equivocità, nulla dice di dove questo obbligo può essere assolto. Neppure si può sostenere che tale articolo abroghi i decreti attuativi della riforma Moratti (dlgs 226 e 76) sul diritto dovere di istruzione e formazione. È sbagliato quindi ritenere che i corsi sperimentali di Ifp avviati in molte regioni vengano meno. Anzi, è essenziale che si vigili affinché il nuovo obbligo possa essere assolto anche in quei percorsi.
Se così non fosse si disperderebbe un patrimonio che in Lombardia produce frutti invidiabili. Ad oggi i nostri percorsi di formazione triennale e di quarto anno raccolgono oltre 31 mila iscritti distribuiti in 1.500 classi. Nel 2002 partimmo con poco più di 600 alunni: un salto che mostra il livello di risposta di cui è capace la Formazione. Diversamente ci troveremmo di fronte a due pericolose certezze. Primo: il sempre più scarso sviluppo della cultura e delle capacità tecnico-professionali di alto livello. Già oggi il nostro paese è tra quelli obbligati a importare dall’estero figure tecnico-professionali quasi del tutto assenti nel nostro contesto.
Secondo: senza tener conto delle diverse attitudini degli studenti che si approcciano al secondo ciclo, si crea un inutile parcheggio scolastico e s’innalza inevitabilmente il livello della dispersione. Obbligare a piegarsi sui libri chi ha già una propensione formativa orientata al lavoro significa matematicamente invogliarlo ad abbandonare la scuola.
Gianni Rossoni
assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Lombardia

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