Segnalazioni per uno scuola day sempre più urgente

Sono un’insegnante di scuola primaria a Bologna. A proposito di “scuola morta”, vorrei segnalare il testo della Giunti Educare alla Pace: Religioni, usi costumi e razze degli abitanti del mondo. In questo libro si passa dal vilipendio alla religione, alla bestemmia e all’ignoranza storica più completa. Siamo ancora alla religione oppio dei popoli, si dice che «le religioni si oppongono strenuamente allo sviluppo dell’indipendenza della persona, insinuando paura, senso di colpa, inquietudine, turbamento…» e via di seguito. Non parliamo poi di cosa si insinua sul magistero della Chiesa, perdita del sacro e avvento della superstizione. In una pagina si chiede addirittura il conto a Dio… «Portatemi Dio». Esiste un organo che vigila sulle pubblicazioni per le scuole? Che posso fare io stessa?
Rossella Campagnini Bologna

Sulle pubblicazioni vigila il ministro Fioroni. In prima istanza, come ha fatto, può segnalare tali anacronismi da anticlericalismo ottocentesco. Non funzionando nemmeno questo, può unirsi a noi nell’organizzazione di un battagliero scuola day.

Ho letto che l’ingegner Carlo De Benedetti nella vertenza contro i giornalisti di Repubblica ha dichiarato: «Pensiamo che si debba ridurre la progressività automatica degli aumenti dei giornalisti che non hanno nemmeno i magistrati». Che significa?
Enzo Cognetti Rho (Mi)

Significa che l’Ingegnere ha iniziato a chiedersi: ma perché devo pagare come dei magistrati i miei giornalisti che fanno il copia-incolla con le loro sentenze? Quasi quasi li licenzio tutti e assumo direttamente i magistrati al desk. Così risparmio.

En passant volevo solo far notare che lo stesso giorno in cui al Corriere della Sera Romano Prodi dichiarava che sulla vicenda Telecom e AT&T «non c’era stato alcun incidente diplomatico» il quotidiano di via Solferino pubblicava la lettera dell’ambasciatore Usa Ronald Spogli contro le ingerenze governative.
Piero Spiattuccini Udine

Sono un ragazzo di 15 anni e ho visto il film 300. Sono d’accordo con Marta Sordi sulle incongruenze storiche, ma a mio parere Leonida può essere paragonato a Gesù Cristo. La moglie del re spartano difende la decisione del marito di partire per le Termopili con questa frase: «La libertà non è regalata ma si ottiene con il sangue (di Leonida)». Quando parla di fonte al “consiglio” dice: Leonida è partito «in difesa della libertà e della ragione». Nella scena degli Efori, che in questo caso potrebbero simboleggiare i membri del Sinedrio, rivolgono a Leonida-Gesù l’accusa di blasfemia e si mostrano più amanti del denaro che rivolti ai doveri della propria magistratura ed al popolo. I trecento spartani sembrano rappresentare gli apostoli: seguono Leonida, lo cercano e stanno con lui. (…)
Pietro Lapidari Omegna (Vb)

Caro Pietro, perdona il taglio della tua lettera che proseguiva nel parallelo Gesù-Leonida. Qui noi si è rimasti ai tempi in cui si portava la morosa a vedere Ben Hur. Non sappiamo quanto la tua critica cinematografica possa reggere. Chiederemo a Fortunato. Ecco, forse ci sono un po’ troppi verbi al condizionale. Certo è che se uno volesse vedere Gesù Cristo in un film riuscirebbe a vederlo anche in Centochiodi di Olmi.

Di fronte alla “tragedia senza senso” di Blacksburg, si possono riempire pagine e pagine di analisi socio-psicologiche, ma senza arrivare al vero nocciolo della questione. Il problema che sta alla radice di quanto accaduto non è certo nella possibilità di avere armi a portata di mano, né solamente in una situazione instabile dell’omicida/suicida. La vera questione sta nel grido, lacerante e struggente, nel desiderio d’infinito che questo giovane, quasi mio coetaneo, aveva. Poco prima di morire, infatti, Cho Seung Hui ha scritto: «Le vostre Mercedes non erano abbastanza? I vostri gioielli non erano sufficienti? I vostri depositi bancari? La vostra vodka e il vostro cognac non bastavano? Non bastavano per riempire il vostro bisogno di edonismo? Avevate tutto». Un grido di un uomo che vuole essere felice, e che si trova, invece, travolto da una disperazione che sfocia in una terribile follia omicida. Un grido che chiede quella felicità che sembra così a portata di mano oggi, in questa società dell’usa e getta, dei fast food e degli IPod. Un grido che accomuna tutti i grandi uomini (pensiamo a Leopardi, «Che fai tu luna in ciel?»). In quest’epoca in cui tutto è distrazione, queste domande vengono snobbate, considerate stupide, inutili. Eppure costituiscono il fondo, la natura stessa del nostro essere. Ma per quegli uomini, ormai pochissimi, che si pongono ancora domande come quelle di Leopardi («A che tante facelle? / Che fa l’aria infinita, e quel profondo / infinito seren? che vuol dir questa / Solitudine immensa? ed io che sono?») le possibilità sono solamente due, tertium non datur: o la più cieca e distruttiva desolazione, disperazione, oppure l’incontro vivo e reale, oggi, con qualcuno/qualcosa che dia speranza, che faccia entrare un raggio di luce in questo mare di tenebre. Gesù Cristo non è nient’altro se non questo: è stato l’unico uomo nella storia che è stato in grado di dire: «Donna non piangere!». Solo così è possibile avere una gioiosa baldanza, pur nella quotidiana drammaticità della realtà.
Francesco Magni Brugherio (Mi)

D’accordo. Attenzione però a non far diventare né Gesù né Leopardi il surrogato religioso delle analisi socio-psicologiche che leggiamo su Io-Donna.

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