Sei presenze (con lo squalo), sei vittorie (con Letizia). En plein!
«Ammetto di aver temuto il peggio quando l’affluenza alle urne si è rilevata subito così bassa, ma ho sbagliato a dubitare degli elettori di Forza Italia». Le prime parole di Carlo Masseroli sulle amministrative sono per lo zoccolo duro della Casa delle Libertà, «sono stati i supporter azzurri a far sì che ogni ipotesi nefasta si rivelasse errata, dimostrando di essere i più attenti al momento critico di queste elezioni». Il resto l’avranno fatto anche quei 1961 voti che hanno reso il tosto imprenditore il quarto più votato della lista di Fi. «Il fatto è che ho tanti amici e tanto da fare per dare seguito al lavoro di questi anni, farlo crescere e valorizzare i rapporti con le persone e le molte realtà incontrate durante la campagna elettorale». Masseroli è uno di quei candidati che dovrebbero piacere ad Aldo Brandirali, già assessore in giunta Albertini e oggi rieletto, che alla sua coalizione rivolge un solo appunto: «Bisognava seguire di più la pista di chi si è mosso, come la Moratti, per piazze, vie e mercati. Non tutti nel centrodestra ne sono stati capaci». Brandirali fa politica da 50 anni e sa «come vanno queste cose» e ha seguito le ore dello spoglio «senza patemi: fin dai primi minuti si intuiva che l’assenteismo era sia di destra che di sinistra e dai primi dati sulle preferenze ho capito subito che avrei preso qualcosa come 1400 voti». 1409, preciserebbe l’avvocato Filippo Totino, con 640 voti l’ultimo degli eletti: «Una posizione bellissima, perché ogni singolo voto è stato decisivo». È una settimana che Totino ringrazia «tutti quelli a cui ho rotto le scatole» nella Circoscrizione 4, dove è stato presidente di zona per anni, «abbastanza per assicurare al signor Enzo Biagi che il centrodestra ha stravinto nonostante il Corvetto, pur abitato da gente simpatica, non si sia mai distinto per l’affollamento dei padroni», parola di chi è nato e convive da 46 anni con la quotidianità di un quartiere medio popolare.
Totino ritiene inutile paragonare questi ultimi ai dati di affluenza del 2001 («allora si votava contemporaneamente anche per il governo»), ma per Brandirali un confronto con le comunali precedenti «per capire che città è diventata Milano», s’impone. «L’epoca Albertini, l’epoca dell’emergenza manutenzione, sia spicciola che di grandi opere, è ormai superata. Ciò che diventa centrale oggi è governare il cambiamento, intervenire sui piani urbanistici, sulla destinazione delle aree, sulle strutture di servizio. Occorre dunque una maggiore capacità di ascoltare la città e di dar corpo alle comunità che nascono quando si sviluppa il mattone». A proposito di paragoni e virtuosismi elettorali, per i succitati Aldo Brandirali, Carlo Masseroli e Filippo Totino, come per lo sbarbato Lollo Malagola (1585 voti), il dirigente Giacomo Berretta (1456 voti) e il pluriconsigliere Alberto Garocchio (902 voti), Tempi aveva fatto outing elettorale sul numero 22 (“Per Milano abbiamo un candidato. Anzi, ne abbiamo sei”). Tutti e sei passati.
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