Sempre più insicuri e barricati in case-fortezza. Così la città diventa cattiva e inospitale

Di Cominelli Giovanni
22 Marzo 2007

L’allarme sociale per la sicurezza si sta estendendo a macchia d’olio, a partire dalle aree metropolitane del paese. Eppure le statistiche documentano che i fenomeni di criminalità sono in calo. Gli opinionisti di governo non spiegano la contraddizione tra i numeri in calo e la percezione in rialzo, quale si registra a Milano, se non ricorrendo all’accusa al sindaco Moratti di strumentalizzazione a fini antigovernativi. Perché cresce l’allarme? Perché diminuisce, sì, la criminalità grave, ma aumentano le manifestazioni quotidiane di piccola criminalità diffusa: furti, scippi, violenze e prepotenze su persone e cose. Tutto ciò si vede poco dai Centri studi, dai quartieri-bene delle città. Ma chi abita nei quartieri cosiddetti popolari, chi prende l’autobus la sera tardi, chi non ha un garage per parcheggiare l’auto, chi torna a casa nella notte percepisce attorno un’aria di minaccia. Le statistiche non la registrano, il cervello delle persone sì. Perciò i sondaggi, che costruiscono statistiche sulle opinioni, pongono la sicurezza al primo posto per il 62 per cento dei cittadini, almeno a Milano. Ma ciò che aggrava l’insicurezza degli abitanti delle città è la sensazione di perdita di libertà nell’abitare il quartiere: il territorio sembra caduto nelle mani di forze incontrollabili e soverchianti. Non si tratta degli Unni. Sono gruppi di bulli di periferia, pusher e trafficanti di droga, organizzatori di prostituzione di strada, piccoli scippatori in motorino, bande di immigrati clandestini in lotta feroce tra di loro.
È rovesciabile la degradazione in corso del vivere metropolitano? La dimora è il posto dove si alimenta e si ricostruisce ogni giorno la trama della famiglia, degli affetti, delle relazioni con il prossimo. Se le case si trasformano in fortezze, la città a poco a poco diviene aggressiva e cattiva. L’essenza dello Stato moderno è il possesso del monopolio della forza. Se le istituzioni pubbliche perdono questo monopolio, allora avanza la giungla dei violenti, i cittadini si sentono consegnati ad un futuro di paura e di solitudine, barricati nelle loro dimore. Pertanto la riconquista di quel monopolio è la prima condizione. Difficile che sia realizzabile senza forti presìdi di ordine pubblico sul territorio, senza collaborazione della magistratura. E non basterà, se le agenzie educative non facciano il loro mestiere. Difficile se l’amore di Dio e del prossimo non diventi il fondamento dell’abitare nella città.

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