«Sento le mie responsabilità», dice Bassolino. I cittadini, invece, sentono la puzza
´ «Mi fa piacere che sia stato già convocato un tavolo tra governo e parti sociali», dice Roberto Pinza alla Stampa (2 gennaio).
Il tavolo c’è, ora per organizzare il “noto gioco” serve che Prodi, Padoa-Schioppa e Visco portino le “tre carte”.
´ «Se si dice sempre no, spesso a torto, non andiamo da nessuna parte e saremo sommersi dai rifiuti», dice Gennaro Buonuomo al Manifesto (3 dicembre).
è colpa dei nostri pregiudizi, ma ogni volta che sentiamo uno di Legambiente che si lamenta perché prevale la cultura del no, ci viene da pensare a un islamico che si batte per la diffusione dell’alcol.
´ «Quando anche i compagni di Milano, di Rifondazione, mi dicevano: ma come mai l’Italia dei Valori? Rispondevo: scusate, ma voi mi avete proposto qualcosa?», dice Franca Rame al Manifesto (3 dicembre).
Bella idea quella della militanza della Rame, molto da attrice: non si fa politica perché impegnati ma perché ingaggiati.
´ «Il sistema di smaltimento della Regione Campania è come un intestino chiuso», dice Michele Serra sulla Repubblica (3 dicembre).
Un intestino chiuso che si trova nel basso, anzi per essere veramente precisi nel bassolino ventre della Campania.
´ «Il giorno 11 Romano Prodi ha scritto di fretta e furia un decreto di legge», dice Guglielmo Ragazzino sul Manifesto (3 dicembre).
Ormai non si parla neanche più del mese o dell’argomento su cui Prodi scrive di fretta e furia un decreto di legge: si sa che ormai quasi ogni settimana il procedere a patchwork del governo Prodi richiede un definitivo, risolutivo, terminale decreto legge.
´ «Domando, con tutto il rispetto, siamo impazziti?», dice Massimo D’Alema a Liberazione (4 gennaio).
Domandiamo, con tutto il rispetto, ce ne accorgiamo solo ora?
´ «L’aborto non è il risultato di politiche dissennate, di chi non rispetta la vita ma è qualcosa che accompagna antropologicamente il genere umano», dice Stefano Rodotà al Manifesto (5 gennaio).
Sono parole che un texano o un iraniano sposerebbe sillaba per sillaba nel giustificare la pena di morte.
´ «E chi la capisce la geografia napoletana?», dice Beppe Severgnini sul Corriere della Sera (4 gennaio).
Quando, invece che con i berlusconiani, Severgnini se le deve prendere con quelli di centrosinistra, improvvisamente la frangetta gli impedisce di capire la geografia politica napoletana.
´ «Sarà un’intervista di sistema», dice uno dei pochi che hanno avuto la possibilità di parlare a Walter Veltroni, al Riformista (5 gennaio).
Si tenterà di sistemare innanzitutto D’Alema.
´ «Sono con voi ma sono sola», dice Rosa Russo Jervolino a Liberazione (5 gennaio).
Ecco il caso di una che sta meglio male accompagnata che sola.
´ «Sono un elettore del Pd e non mi sento tanto bene», dice Antonio Padellaro all’Unità (5 gennaio).
Padellaro è l’unico che è riuscito già a votare per il Pd. Non si lamenti poi, se tutta questa precipitazione gli fa male.
´ «Sento il peso delle mie responsabilità», dice Antonio Bassolino alla Stampa (5 gennaio).
Ai cittadini più che il peso, è la puzza delle sue responsabilità che dà fastidio.
´ «Non fare sconti al governo significa prima di tutto non svendere la propria anima», dice Pierferdinando Casini al Corriere della Sera (5 gennaio).
Niente svendite dell’anima, si aspetta che i prezzi crescano.
´ «Il nostro Pil è più alto», dice Romano Prodi alla Stampa (2 gennaio).
Effetti collaterali da viagra di Capodanno?
´ «Non appartengo a questa dimensione da Belfagor della politica italiana», dice Walter Veltroni alla Repubblica (5 gennaio).
Il Belfagor individuato è D’Alema, ma lui, Walter, a chi si ispira? A Paperoga?
´ «Veltroni sembra tornato ulivista», dice Rosy Bindi alla Repubblica (6 gennaio).
D’Alema, invece, sembra rimasto proprio dalemiano.
´ «Alessandro Profumo naufrago alle Maldive», dice un titolo della Repubblica (3 dicembre).
Intense indagini dell’Interpol sugli alibi di un noto banchiere romano, di un altrettanto famoso banchiere bresciano e di un celeberrimo assicuratore franco-triestino.
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