Senza di me non potete fare niente

Di Tempi
20 Marzo 2003
Mentre andiamo in stampa non sappiamo se l’irresistibile corsa verso la catastrofe ha già l’effetto del ferro e del fuoco che si abbattono su Baghdad

Mentre andiamo in stampa non sappiamo se l’irresistibile corsa verso la catastrofe ha già l’effetto del ferro e del fuoco che si abbattono su Baghdad. Comunque ci avvisiamo: è solo l’inizio, poiché fuori dalla pace lottata dal Papa, fuori dal riconoscimento di una misura diversa dalle nostre opinioni, interessi e sentimenti, tutto è guerra, non c’è nient’altro che guerra, in Irak come nelle piazze europee, dove un pacifismo ideologico e unilaterale ha avuto soltanto il merito di affrettare l’intervento Usa. (Presunzione e ottusità sembrano averla vinta anche in altri piccoli e grandi e tragici fatti di cronaca, come la rissa da cui è uscito morto un ragazzo dei centri sociali di Milano, i cui capi, per prima cosa, sembra non abbiano accettato di capire cosa fosse davvero accaduto, cosa si dovesse fare per gettare acqua sul fuoco e allontanare lo spettro della violenza che chiama violenza, ma han fatto di tutto per cercare nuova guerra e nuovo odio. E magari la sera prima erano in piazza, con la Cgil, a gridare “pace”). George Bush sbaglierà se davvero non esplorerà fino all’ultimo minuto una via diversa da quella dei bombardamenti. Porterebbe la nazione americana in una situazione di debolezza perché fondata soltanto sulla pura forza militare e porterebbe noi, Italia ed Europa, ad essere esposti al brigantaggio dei nostalgici fanatici dell’utopia e del totalitarismo che oggi potrebbe assumere volti non molto diversi da quelli del nazi-comunismo. è tutto più aspro, adesso, se davvero bombardieri invisibili e tomahawk sibilano già nei cieli di Baghdad. Per questo, nell’ora in cui immenso e smisurato ci appare il male che possiamo farci come uomini, noi ci stringiamo al Papa, Giovanni Paolo II, Vicario di Cristo nel mondo, il nostro leader, segno tangibile nel mondo dell’amicizia di Dio all’uomo, amicizia presente, adesso, nella compagnia storica, la Chiesa, che è più forte di ogni inimicizia di cui ognuno di noi è capace e che solo apparentemente ha il potere di schiacciarci e di dare la morte alla vita cominciata nel corpo di una donna di Nazareth. Sì, invece «Egli è nel mondo, e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui» anche se «il mondo non lo ha riconosciuto». E non lo vuole riconoscere. Però noi sì. Dovesse essere la nostra ultima parola, noi diciamo con l’amico dell’evangelista Giovanni, «noi sappiamo che la sua testimonianza è vera». E lo diciamo perché abbiamo visto e toccato e lo annunciamo a voi che c’è, su questa terra, dentro i limiti e il male di ognuno di noi, una compagnia umana più forte di ogni limite e di ogni male, una fraternità dove è sperimentabile che «non c’è più né americano, né irakeno, né israeliano, né palestinese» perché «siamo tutti una cosa sola in Cristo». Lui, il significato e la pace del mondo. Lui, senza del quale, dice di sé Gesù, «voi non potete fare niente». In questo momento così tragico per i nostri fratelli di New York e di Baghdad, per Albacete e per Safya, per l’israeliana Angelica e per la palestinese Samar, non abbiamo altro da dirci se non quello che ci ha chiesto di fare il Papa.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.