Senza partito
Quando la situazione politica entra in movimento, è pericoloso basarsi solo o anche principalmente sugli schemi della fase precedente, quando gli schieramenti si fronteggiavano in quella sorta di guerra di posizione che è determinata dallo scontro e confronto politico parlamentare. Nelle fasi di movimento i partiti si possono comporre e scomporre, le forze sociali possono schierarsi in modi imprevisti, le varie aree del paese possono reagire in maniera inaspettata. Naturalmente le vicende umane mantengono una loro razionalità che si può leggere e spiegare, ma si deve partire dalla considerazione che un fattore apparantemente saldo (per capirsi: la consistenza di Alleanza nazionale o di Forza Italia, o lo spirito delle regioni del Nord o del Sud) può invece disgregarsi, cambiando il quadro di riferimento. Un principio per orientarsi resta comunque quello che in politica conta chi è in grado di rappresentare seriamente qualcosa di importante nella società: un campo di interessi, di intese culturali o spirituali, una certa fetta di territorio.
Se posso dare un consiglio a chi cerca di capire quel che succederà, è di diffidare delle anime belle, che brillano nella lucentezza delle dichiarazioni, che surfeggiano sui dibattiti ma non hanno profondità di legami e di visione. L’esempio più chiaro di come forze di questo tipo (il “peso” dei brillantoni) siano condannate al fallimento è quello di Mario Segni, che nel 1992 sembrava il padrone d’Italia, ma essendo incapace di esprimere alcun movimento profondo della società italiana, restando solo alla superficie della politica, è finito nella pattumiera della storia. È un esempio che mi sembra calzante per capire i possibili esiti dell’iniziativa di alcune personalità che stanno cercando di conquistare il loro spazio sulla scena della politica italiana: da Bruno Tabacci a Savino Pezzotta a Luca Cordero di Montezemolo. Ciascuno di costoro è stato protagonista nel corso della propria vita di imprese mirabili: Pezzotta è stato un ottimo sindacalista, Tabacci un bravissimo governatore della Lombardia, Montezemolo un eccezionale comunicatore, dando essenzialmente nella conduzione della Ferrari il meglio di sé. Capire se uomini di questo tipo avranno un peso nella prossima fase politica – a parte il dovere di cautelarsi sul futuro perché le dinamiche che ci attendono non sono affatto, al momento, ancora del tutto chiare e dunque le previsioni sono assai azzardate – significa riflettere su quanto saranno capaci di far pesare non solo le loro brillanti intelligenze ma anche un campo di forze sociali o almeno culturali.
Rappresentanti di se stessi
Se Tabacci portasse nella politica un po’ della sfera d’influenza del suo amico Marcellino Gavio, sarebbe sicuramente uno che può pesare. Molto meno se ci regala solo i suoi ragionamenti un po’ troppo astratti e ormai tendenzialmente banali. Se Montezemolo potesse schierare con sé un po’ di Fiat, un po’ di Confindustria e un po’ di Corriere della Sera, avrebbe certamente un peso rilevante, almeno come quello del Pri nella Prima Repubblica. Diversa la sua influenza se rappresentasse essenzialmente gli amici Diego Della Valle e Luigi Abete, ottimi negli affari ma nella sfera pubblica più adatti a fare degli scherzi che a costruire politica. Così Pezzotta significa una cosa se parla a nome di settori della Cisl o di ambienti ecclesiastici, un’altra se porta il puro contributo del suo pensiero. Però a occhio, sinora, i personaggi citati tendono a rappresentare più alcune loro frustrazioni che forti pezzi di società. Potremmo sbagliarci, ma se fosse vero, non andrebbero molto più lontani di quanto è andato Mario Segni.
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