Senza segreti
La prima notizia sta nell’autore dell’introduzione, perché non è cosa di tutti i giorni che un Papa decida di firmare di suo pugno il prologo a un libro . Tanto onore non può toccare che a un personaggio speciale e a un argomento prezioso. È infatti il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone ad aver appena dato alle stampe il libro dedicato alle apparizioni della Madonna a Fatima. Un’opera nata all’epoca in cui il prelato era segretario della Congregazione per la dottrina della fede e fece a lungo la spola tra il Vaticano e Coimbra, per raccogliere dalla viva voce di suor Lucia il racconto delle apparizioni e di quel che ne seguì. Un’iniziativa, come è ovvio, tutt’altro che personale: a volerla espressamente fu Giovanni Paolo II, e ad appoggiarla il cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della medesima congregazione, diretto superiore di Bertone. All’origine, come è noto, una delle più clamorose e dibattute vicende della Chiesa nel ventesimo secolo: le apparizioni della Vergine a tre pastorelli – i fratelli Giacinta e Francesco e la cuginetta Lucia – alla Cova da Iria, piccolo villaggio nei dintorni di Fatima, cominciate il 13 maggio del 1917, esattamente novant’anni fa.
Quella che ha per protagonisti i tre pastorelli di sette, nove e dieci anni è stata definita la più politica e la più apocalittica delle apparizioni della Madonna, con quei riferimenti agli errori della Russia, al comunismo, alla necessità della “penitenza” per la conversione dei cuori e per sottrarre grandi nazioni cattoliche alla deriva dell’ateismo. In tempi di “dialogo”, di “apertura”, di clamoroso cedimento culturale alle ideologie in voga non stupisce che Fatima, Lucia – l’unica superstite dei tre veggenti, divenuta nel frattempo suora carmelitana nel monastero di Coimbra – e i loro segreti fossero guardati con imbarazzo, quando non con aperto scetticismo. Per riaprire la questione, ci volle il pontificato di un uomo che sotto il comunismo aveva vissuto: fu Giovanni Paolo II, certo tra l’altro che fosse stata proprio la Madonna di Fatima a salvarlo dalla mano attentatrice di Alì Agca, che aveva scelto proprio l’infelice – per i suoi scopi – data del 13 maggio, a riproporre l’attualità del messaggio di Fatima, a beatificare gli altri veggenti il 13 maggio del Duemila, in pieno Giubileo, a rivelare il terzo segreto custodito dalla Chiesa. E fedele messaggero tra il Papa e suor Lucia fu proprio monsignor Bertone.
Il libro che arriva ora sugli scaffali è la trascrizione di una lunga serie di conversazioni che il prelato ha avuto col vaticanista della Rai Giuseppe De Carli. Nulla di sensazionalistico, nessuna rivelazione clamorosa; nel loro dialogo si dipana, a partire dalle testimonianze che il cardinale raccolse dalla viva voce di suor Lucia, la storia delle apparizioni, delle profezie sulla guerra e sul destino della Russia, il lungo enigma del Terzo segreto svelato da papa Wojtyla nel 2000, le teorie sul Quarto segreto che dipingono scenari apocalittici, una Roma sede dell’Anticristo, grandi nazioni cattoliche corrose da una drammatica crisi della fede.
Oltre le polemiche
Il porporato attacca senza mezzi termini coloro che hanno disseminato di sospetti il processo di disvelamento sul “segreto del secolo”; ribatte alle accuse di manipolazione dei testi, al tentativo di ridurre al silenzio suor Lucia. Non si tira indietro di fronte a nessuna domanda: Lucia è stata una testimone credibile o una visionaria? O forse la complice di una trama oscura? «Suor Lucia è del tutto credibile – taglia corto il segretario di Stato -; chi afferma il contrario dimostra disprezzo verso la veggente».
Al di là di ogni polemica, rivivono in queste pagine la figura e la personalità di una cristiana «tenace, caparbia, esuberante», una «buona samaritana della memoria», una spina nel fianco per ben cinque Papi. La “donna del silenzio” che ha scritto moltissimo: mai volontariamente, ma perché si sentiva comandata a farlo, dalla Madonna o dai suoi superiori. «Neppure la grafia so fare come si deve» confessa la religiosa. «L’ignoranza di quando era piccola – commenta Bertone – le rimarrà come una cicatrice dell’anima». Alla vicenda di suor Lucia si alternano e si intrecciano quelle della Chiesa degli ultimi decenni: si legge così dei passaggi delle due buste col “segreto” dalla Congregazione della Fede al Palazzo Apostolico, della posizione di rigetto o di indifferenza dei Papi, dell’accoglienza e degli impressionanti Atti di affidamento a Maria di Giovanni Paolo II. Si trovano importanti chiarimenti sull’incontro tra suor Lucia e il patriarca di Venezia Albino Luciani, futuro Giovanni Paolo I, sulle apparizioni o locuzioni interiori che suor Lucia ha continuato ad avere nel monastero di Coimbra, sulle tante lettere inviate a Roma, sulla dicitura “1960” che accompagnava il testo del Terzo segreto”.
Ma il cardinal Bertone si addentra anche nel pontificato di Benedetto XVI: la tempesta mediatica dopo il discorso di Ratisbona, il gesto clamoroso di varcare la soglia della Moschea Blu di Istanbul, il rapporto con l’islam e la sofferenza per l’eroica testimonianza dei cattolici cinesi. Parla con accenti di insospettata tenerezza del “suo” Papa, Benedetto XVI, che ha la freschezza e la spontaneità della fede di un bambino, di un Papa che si mette alla ricerca del “volto del Signore” e cerca di comunicarlo ai credenti che vogliono finalmente mettersi in gioco e lasciarsi toccare da Cristo. Ecco, forse non è un caso – c’è qualcosa al mondo che accade per caso? – se il libro dell’ex prefetto e dell’ex segretario, ora saliti entrambi di grado, sono usciti uno dietro l’altro: il Papa parla di Gesù, il suo “primo ministro” di Maria. «Anche attraverso l’esperienza di questa umile suora – scrive il Pontefice nella prefazione – traspare il ruolo della Vergine Maria, che accompagna il cristiano con mano materna nelle asperità della vita».
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