Sette domande alla Procura
1 Il mandante dell’accusa
La Repubblica: «L’indagine è nata da un articolo di Repubblica in cui si dava conto delle osservazioni del consigliere comunale di Rifondazione comunista Fedrighini contro la concessione della cascina» (la Repubblica, 9.3.2001)
Domande. Quante migliaia di esposti, fascicoli e notizie di reato giacciono inevasi alla Procura di Milano? Se l’azione penale è obbligatoria, chi ha il potere di vaglio, decide le priorità, indica gli obbiettivi di un’indagine? I giornali? Ma quali giornali legge la Procura? Quali ritiene “credibili” ai fini dell’apertura di un’inchiesta? Solo La Repubblica? E Il Foglio (bianco e rosa, celebrati perfino da Time) – che sarebbe il massimo come archivio – non arriva in Procura?
2 Il sospetto dell’accusa
Dicono in Procura: «Dietro alle società senza fini di lucro (es: associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, cooperative sociali, scuole, centri culturali, Fondazioni, Onlus, enti di promozione sociale eccetera ndr) si nascondono molto spesso enormi interessi» (La Repubblica, 9.3.2001)
Domanda: Risulta alla Procura l’esistenza di leggi dello stato italiano che riconoscono, normano e tutelano l’esistenza di società senza fini di lucro (es: associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato, cooperative sociali, scuole, centri culturali, Fondazioni, Onlus, enti di promozione sociale eccetera)? Ritiene la Procura di dover sottostare, attuare, difendere le leggi dello stato italiano? Siccome è verosimile che ci siano interessi sotto qualsiasi tipo di imprese e società (srl, spa, sas, snc, associazioni, sindacati, partiti, associazioni di categoria, consorzi, eccetera), cosa fa la Procura, apre un fascicolo su tutti?
3. Il pilastro dell’accusa
Dice il procuratore capo: «Quel procedimento è partito in un modo ed è arrivato in un altro. In quell’area, secondo i primi accordi, doveva esserci un centro sociale e invece stavano per costruirci una clinica privata» (Gerardo D’Ambrosio, la Repubblica 11.3.2001)
Domanda: Sulla base di quali elementi il capo procuratore sospetta che gli organismi non-profit “stavano per costruirci una clinica privata”? L’ha letto nel pensiero degli accusati o glielo ha confidato il consigliere Fedreghini in qualità di difensore civico degli occupanti illegali della cascina in questione, edificio fatiscente che, in quanto tale, la stessa Procura avrebbe dovuto provvedere a far sgomberare? O come dice l’assessore Verro “perché il centro avrà venti camere con bagno, come se i bagni fossero solo a beneficio dei ricchi”? Crede, forse, il capo procuratore, che un centro di residenza terapeutica per handicappati psicofisici, gestito da una Cooperativa sociale di tipo A, Onlus, non debba avere i bagni? È persuaso, il capo procuratore, che la definizione di cosa sia e cosa non sia “clinica privata” non rientri nei compiti della Procura? È persuaso, il capo procuratore, che sono le leggi e i regolamenti dello Stato che stabiliscono cos’è una “clinica privata”? È persuaso, il capoprocuratore, che da nessuna parte in tutta la documentazione e le delibere prodotte da enti e comune in merito alla destinazione d’uso della cascina san Bernardo si parla di “cliniche private”? O pensa, il capo procuratore, che siccome Fedrighini dice che “esiste un piano occulto e parallelo, molto diverso da quello che gli assessori avevano presentato”, bisognerà prima o poi spiegare ai cittadini che è inutile presentare domande, documentazioni, delibere, tanto c’è già chi vigila sui loro retropensieri “piani occulti e parallelli”?
4 Chi ha violato il segreto istruttorio
Dice il capo procuratore: «Hanno fatto uscire loro la notizia sui giornali e adesso urlano come aquile» (Gerardo D’Ambrosio, la Repubblica 11.3.2001)
Domanda: se è convinto che sia andata così perché il capo procuratore non ha aperto un’inchiesta e incriminato quelli che, secondo lui, “urlano come aquile” (cioè Cdo e assessori) per violazione del segreto istruttorio? Forse perché gli indagati hanno letto su Repubblica che “l’indagine è nata da un articolo di Repubblica”, saputo da Repubblica di essere indagati, appreso dai giornali notizie che non conoscevano e non potevano conoscere dato che tutti gli atti erano stati secretati?
5 Chi truffa chi
Alcuni consiglieri della maggioranza al comune di Milano si autodenunciano (dichiarando che erano a conoscenza di tutto, quindi di non essere stati truffati), la Cdo controdenuncia, gli enti non-profit alzano il tiro. Massimo Ferlini, Cdo di Milano, dice: “a questo punto chiederemo che, in base alla legge del dicembre 2000 sul non-profit sociale, la cascina san Bernardo ci venga assegnata dal comune di Milano, non in affitto, ma gratis”.
6 Albertini, le scuse a Borrelli e il brindisi
Sabato 10 marzo succede in contemporanea:
• Teatro san Babila: nel corso del convegno della Compagnia delle Opere, il presidente Giorgio Vittadini accusa la Procura di utilizzare metodi da Pol Pot. Al convegno sono presenti, non abbandonano i lavori e anzi esprimono in vari accenti fiducia e solidarietà alla Cdo le seguenti personalità: Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei minori di Milano; Giuseppe Guzzetti, presidente Fondazione Cariplo (presunta parte lesa), Ermete Realacci, presidente di Lega Ambiente; Livia Consolo, presidente del Consorzio “Gino Mattarelli”, Adriano De Maio, rettore del Politecnico di Milano, Roberto Formigoni, Presidente regione Lombardia.
• Castello Sforzesco: il sindaco Gabriele Albertini chiede scusa al procuratore di Milano F.S.Borrelli.
Domanda: Per quale strana ragione Gabriele Albertini si scusa con Borrelli per una battuta pronunciata un mese prima e, coincidenza vuole, proprio in contemporanea alla frizzante assemblea della Cdo?
7. La risposta giusta è..
Facciamo un passo indietro e torniamo alla fonte delle indagini: «L’indagine è nata da un articolo di Repubblica in cui si dava conto delle osservazioni del consigliere comunale di Rifondazione comunista Fedrighini contro la concessione della cascina. Fedrighini, però, parlava solo di abuso d’ufficio. Come mai i giudici hanno poi aggiunto il falso ideologico e la tentata truffa?In molti vedono la chiave del giallo nelle dichiarazioni che l’ex segretario generale del Comune, Giuseppe Albanese e che lo stesso sindaco Albertini hanno rilasciato ai magistrati della Procura che hanno aperto le indagini. Nelle loro parole potrebbe esserci la chiave che ha convinto i magistrati ad aggiungere gli altri capi di imputazione» (La Repubblica 9. 3. 2001)
• Davvero il sindaco e il segreteraio comunale furono raggirati? Davvero non sapevano nulla di quelle delibere sulla cascina san Bernardo discusse e approvate in giunta? Davvero nello stesso momento in cui scrive al suo assessore Lupi “ti confermo tutta la mia fiducia, non ho mai sospettato, né sospetto di te, sono sicuro che da questa storia ne uscirai a testa alta”, Albertini va dal magistrato per caricare i suoi assessori di altri due capi di imputazione?
• Ma se l’ipotesi della “tentata truffa” cade e né la giunta, né il consiglio comunale sono stati truffati (come recita la mozione presentata dalla maggioranza dei consiglieri comunali lunedì 12 marzo), cosa resta? Resta il presunto “tentato abuso d’ufficio”, cioè un’accusa che oltre ai due assessori avrebbe come primo correo – secondo le disposizioni di legge in materia di amministrazione – il sindaco; come secondo, il segretario comunale. Si sa, la correttezza abbonda, il coraggio latita.
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