Shaolin soccer

Di Simone Fortunato
17 Aprile 2003
Calciatori cinesi con l’accento di Totti

In Cina un ex giocatore azzoppato e depresso ed un improbabile maestro di arti marziali decidono di applicare il kung fu al gioco del calcio.

Un’idea semplice ma geniale (il kung fu applicabile ai problemi della vita quotidiana: posteggiare una macchina, giocare a pallone, tagliare le siepi); interpreti simpatici; effetti speciali in grado di divertire; indimenticabili scene d’azione sportiva. Sono questi gli ingredienti che hanno fatto di Shaolin Soccer un campione d’incassi nell’Estremo Oriente. Con più di un anno di ritardo, il film arriva in Italia dove è relegato in cinema di provincia o in salette squallide. Merito di una distribuzione (Buena Vista) ottusa, in grado non solo di sforbiciare (inspiegabilmente) il film di una manciata di minuti, ma anche di doppiarlo in maniera indecorosa, affidandolo a sei veri calciatori (per la precisione Tommasi, Del Vecchio, Candela per la Roma e – per par condicio – Mihajlovic, Peruzzi e Pancaro della Lazio) ed arrivando a risultati tra il surreale e il grottesco. Dopo le domeniche passate a decifrare il periodare a singhiozzo dei big del calcio, preparatevi ad ascoltare cinesi parlare in dialetto romanesco, serbo e francese. Armatevi di vocabolario e consolatevi: poteva andare peggio. Molto peggio. Come trovarsi le voci di Totti e Vieri. E, a quel punto, senza dubbio, non ci sarebbe stato scampo per nessuno.

di e con S. Chowdi e con S. Chow

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