Sharon, Arafat e i pm del turismo umanitario

Di Tempi
31 Gennaio 2002
Sarebbe comico, se non fosse tragico, questo agitarsi di sentimenti in difesa del popolo palestinese.

Sarebbe comico, se non fosse tragico, questo agitarsi di sentimenti in difesa del popolo palestinese. Solo quel gruppo di ufficiali israeliani, che ha messo per iscritto tutta la propria angoscia a dover arginare quotidianamente la disperazione di un popolo, dice la verità rispetto a un pacifismo occidentale ipocrita e ideologizzato. I moralisti del Manifesto, di cui non si ricorda un solo titolo di copertina che non ammiccasse al motto di Céline, «c’è sempre qualche motivo d’odio che ci manca, lo troveremo», sono riusciti a ridurre la testimonianza di patriottismo umano di quei soldati israeliani a un motivetto di propaganda politica. Non è una novità. Anche i più prestigiosi media della borghesia di sinistra europea usano in questi giorni dar prova di malafede anche peggiore. O si può davvero immaginare che Le Monde (vedi qui a p.10) sia in buona coscienza quando spiega ai suoi lettori che in Italia è tornato il fascismo o racconta che a Nazareth gli islamici sarebbero giustificati dal promettere “spargimento di sangue” per costruire una moschea a ridosso della più importante basilica della cristianità, e i cristiani farebbero bene a rassegnarsi, e l’unico che ha tutti i torti è Sharon? Lo abbiamo scritto qui e altrove: il governo Sharon rappresenta con coerenza la vecchia guardia dei generali israeliani che non sembrano disposti a tornare al tavolo negoziale sulla base degli accordi di Oslo. Però non si può piangere su Arafat quando con una mano offre la pace, con l’altra acquista carichi d’armi in Iran. Quando un giorno ordina l’arresto dei terroristi, l’altro la loro liberazione. E’ significativo che Sandro Viola firmi su Repubblica un commovente editoriale per dimostrare che Sharon che aveva impostato tutto il suo governo sulla sicurezza di Israele, si trovi ori battuto proprio sul suo terreno (giacché dalla sua salita al potere, Israele non ha conosciuto altro che insicurezza). Peccato che il pacifista Sandro Viola dimentichi che questo è precisamente l’azzardo su cui aveva puntato Arafat: o vogliamo dimenticare che, nell’estate del 2000, alla vigilia di un turno elettorale difficilissimo per i laburisti, fu Arafat ad abbandonare le trattative di pace a Camp David, fu Arafat a dire no all’accordo con Barak e, siccome il leader palestinese aveva altri calcoli per la testa, fu lo stesso Arafat a spianare la strada al trionfo elettorale di Sharon? E perché Arafat fece il gran rifiuto, quando il laburista Barak, all’ombra del democratico Clinton, era pronto a sottoscrivere un accordo di pace globale? Perché Arafat pensava al bene del suo popolo o perché calcolava che con l’Intifada 2 (e il doppiogiochismo che ha usato del terrorismo islamico) avrebbe costretto Stati Uniti dalla sua parte costringendo Israele a trattare alle sue condizioni? Ma ancora. Ricordate che, all’indomani dell’attacco alle torri gemelle, l’amministrazione Bush si è detta pronta a riconoscere uno stato palestinese: l’unica linea di demarcazione indicata era quella già disegnata dal piano Mitchell, e cioé la cessazione degli attacchi contro Israele. La risposta è stata il moltiplicarsi dei kamikaze. E’ vero che le rappresaglie di Sharon non sono mai state meno aspre. Ma allora a cos’altro hanno mirato gli estremisti palestinesi sotto l’autorità di Arafat, se non alla guerra? Noi siamo di quelli che pensano che bisogna prendere sul serio quel manifesto di ufficiali israeliani e premere su Sharon perché, contro il suo temperamento oltranzista, avanzi una proposta politica ai palestinesi. Però una cosa supponiamo Israele vuole sapere con certezza: l’Occidente è disposto a difendere un vero tavolo di negoziati dove non ci sia posto per i terroristi? L’Europa deporrà questo suo vezzo di portare la storia nei tribunali e si adopererà per archiviare l’assurdo processo intentato a Sharon da una corte di Bruxelles, che a nient’altro serve che ad attizzare i motivi d’odio? Vogliamo smetterla con questa ipocrisia di gente che vive in santa accidia, panciolle, coscienza pulita e che assiste tifando, come allo stadio, ai disastri altrui con l’occhio del pubblico ministero, turista umanitario?

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