SI PUò DARE DI PIU’? NO, SI PUO’ TOGLIERE DI MENO AI PVS
Caro direttore, a proposito di terrorismo e di lealtà dei musulmani immigrati verso lo Stato. La maggior parte dei media elude la sostanza del problema: lealtà dei musulmani italiani o residenti e loro ospiti, verso lo Stato e le sue leggi. Una frangia dei musulmani nel mondo è avviata verso l’obiettivo di ristabilire il califfato e la purezza dell’islam di origine. In Europa 20 o 30 anni fa il cittadino europeo non conosceva i principi dell’islam se non vagamente. Negli ultimi trent’anni l’islam si è impiantato in Europa con le buone o le cattive, aiutato in questo da certe nostre forze politiche. Alcune voci nostrane hanno messo in guardia dal contrasto di culture che potrebbero scaturire dall’arrivo di milioni di persone con usi e costumi chiaramente in contrasto con le legislazioni europei (non ultimo il cardinale Carlo Maria Martini nel 1990, in Noi e l’islam). Abbiamo addirittura protetto personaggi ricercati nei loro paesi per aver insidiato la stabilità dei loro Stati. La maggioranza dei musulmani in Italia sono di provenienza mediorientale e ha trovato nella nostra democrazia, un garantismo e una libertà che non ha avuto nei paesi di provenienza. Ci si domanda: vogliono vivere in Occidente importando usi, costumi e culto come praticato nei paesi arabi? Evidentemente occorre fare una distinzione tra l’islam ufficiale, i musulmani e l’integralismo. Ma quale messaggio propongono moschee e centri islamici italiani di fronte a problemi quali: libertà religiosa, il matrimonio misto, la disponibilità ad osservare le leggi dell’Italia, e la volontà di convivenza? Moschee e centri continuano ad insegnare un islam tradizionalista che concepisce il modo di vivere occidentale (alias cristiano) come contrario all’islam e dunque ripropone un occidente da islamizzare. Da ciò nascono potenziali situazioni di conflittualità che esigono di essere affrontate con la necessaria consapevolezza per mantenere un ordine istituzionale e sociale che sia, certo, aperto al pluralismo culturale, ma nel quadro di un sistema di valori, condiviso e giuridicamente definito, cui tutti le componenti sociali, anche gli immigrati, è auspicabile aderiscano.
Giuseppe Samir Eid, Segrate
E’ ciò di cui si discute in questo numero con M. Allam. Quand’è che le nostre classi dirigenti (compresi giornalisti e tenutari di talk-show) la smetteranno di dirsi tranquille e soddisfatte solo perché qualche imam espone la bandiera della pace e condanna a parole il terrorismo?
Per molti è stato interessante vedere i cantanti ricchi e famosi ma impegnati socialmente utilizzare il loro talento e bravura per aiutare chi ne ha bisogno. Ci credono veramente e sperano di poter fare qualche cosa di concreto per cancellare il debito dei Pvs (paesi in via di sviluppo). Sarebbe bello… se fosse possibile. Ma il debito non si può eliminare, si può solo spostare o trasformare. Che cos’è il debito? E poi il debito di chi verso chi? I soldi versati ai Pvs si perdono attraverso la cooperazione allo sviluppo che è diventata lo sviluppo della cooperazione. Il 90 per cento dei soldi sono impiegati per mantenere apparati giganteschi come uffici, spese di viaggio, seminari, alberghi, aerei e così via. Si dovrebbe invece ripensare al libero mercato. Continuano a parlarci di libero commercio che farà tutti più ricchi. Ma quale libero commercio? Se il commercio fosse davvero libero, noi europei, insieme agli americani, saremmo già falliti da tempo. è solo grazie ai dazi, alle barriere doganali e ai protezionismi statali che le nostre economie reggono. I dazi doganali sono messi sui prodotti dei paesi meno industrializzati. Alcuni esempi: il caffè importato grezzo ha un dazio dello 0 per cento, torrefatto del 7 e decaffeinato del 9. L’ananas fresco ha un dazio imposto del 2 per cento, mentre sul succo d’ananas la percentuale scatta al 15 e sul liofilizzato al 30! Ciò significa che più un prodotto dei Pvs ha valore aggiunto, più noi lo tassiamo impedendo che loro sviluppino una industria di trasformazione. Li chiamiamo “in via di sviluppo”, ma siamo noi che gli impediamo di svilupparsi. Gli esperti hanno calcolato che i Pvs ogni anno perdono 20 miliardi di euro per le mancate esportazioni dovute ai nostri dazi. Facciamo due conti: ogni anno i paesi industrializzati versano ai Pvs 50 miliardi di euro per lo sviluppo. Se i Pvs potessero aumentare le loro esportazioni solo del 5 per cento, guadagnerebbero 350 miliardi di euro, cioè 7 volte l’importo di tutti gli aiuti allo sviluppo che gli mandiamo. è bello vedere l’impegno per cercare di dare di più, ma in realtà non dovremmo dare di piu, dovremmo togliere di meno.
Arianna Pinton, via Internet
Anche noi, nel nostro piccolo, grazie ai contributi del mostro di informazione corretta Rodolfo Casadei, andiamo dicendo da tempo queste cose. I nemici del terzo mondo sono gli stessi nemici della globalizzazione. Europa in testa, che essendo un fenomeno nel “salva-Africa” coi Live 8 e col Veltroni musica&condom, è pure in testa nei dazi e nei protezionismi che strangolano le economie dei Pvs. Tutte cose che aveva capito Marx, come vedremo nella prossima lezione.
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