Però si stava meglio quando c’era la cupola

Di Fred Perri
23 Novembre 2006

Si parla sempre di arbitri in questo paese chiamato Italia. Certo, ora con un po’ di mestizia, con un pizzico di noia. Si parla dei loro errori, che sono tanti, della loro incapacità, della loro mediocrità, dei loro fischi per fiaschi. Insomma, niente di nuovo, a parte la mestizia suddetta.
La verità è che l’arbitro, per definizione, è sempre stato venduto, almeno fino al maggio scorso. Ora, però, è sparito il compratore. Come avevo previsto, manca il Grande Vecchio, manca Luciano Moggi. L’arbitro che sbaglia perché è scarso non attizza nessuno. Anche perché non c’è il complotto e noi senza complotto non campiamo. La verità è che, mi si conceda l’ardito paragone, siamo un po’ come quando crolla una dittatura e non ci sono più punti di riferimento. La verità è che la cricca di prima esercitava una sorta di controllo e questo controllo era utile perché gli arbitri avevano alcune certezze. Avevano un padrone. Adesso si sentono sperduti, soli, senza nessuno che dica loro come fare, cosa fare, chi omaggiare. Navigano a vista, aiutano un po’ l’Inter, un po’ la Roma, danno addosso al Milan. Ma senza un piano preciso.
Lo so che è impopolare, lo so che non si dovrebbe dire. Lo so che suona come revisionismo e non voglio fare la fine di Giampaolo Pansa. Però si stava meglio quando si stava peggio.

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