Siamo comunisti, mica ballerine
Il vecchio “Zac” è un comunista d’altri tempi. Classe 1921. Ha fatto la guerra, patito la fame e lavorato duramente per una vita intera. I suoi racconti sono esagerati, sopra le righe, ovviamente partigiani. Parla con il vigore e la tenacia dei combattenti. Non puoi spiegargli che il mondo è cambiato. Per lui, tutto è rimasto fermo ai suoi ricordi. A sinistra ci sono i comunisti, a destra i fascisti, gli imprenditori sono i padroni ed i proletari non si possono permettere il lusso di perdere tempo a bighellonare. «Se uno vuole lavorare, il lavoro lo trova» ama ripetere. Il vecchio “Zac” ha sempre votato Pci e sostenuto Pietro Secchia, l’uomo che sognava la rivoluzione, colui che teorizzava la necessità di mantenere in vita il partito parallelo, quello armato. Si dice che “Zac” abbia ancora nascosto, in qualche trincea sui monti, alcuni vecchi fucili della seconda guerra mondiale. Leggenda più che realtà. è vano il tentativo di spiegargli la svolta della “nonviolenza”. “Zac” è un uomo fiero, austero e moralmente impeccabile. Il lavoro è stata la sua missione, ai figli ha trasmesso la famosa cultura operaista, ed ai compagni l’obbligo etico per l’onestà.
Qualche giorno fa, seguendo i tg, ha sentito il cardinale Camillo Ruini sostenere il valore del matrimonio e il rispetto per la vita. Il vecchio “Zac” non ha mai amato gli alti prelati, lui ha sempre preferito i preti di paese, quelli che si alzano alla mattina presto e vanno a fare il giro tra gli ammalati e i poveri cristi. Questa volta però mi ha detto: «Il cardinale ha ragione, talmente ragione che non capisco cosa ci sia da eccepire. Perché mai i comunisti dovrebbero disconoscere il valore sociale del matrimonio? Io non capisco, sarà perché son vecchio. Ma cosa vuol dire far eleggere in Parlamento un uomo che si veste da donna? (evidente riferimento a Vladimir Luxuria). Noi siamo comunisti, non ballerine radicali!».
Non ho osato accennare ai transgender (coloro che transitano da un sesso all’altro senza arrivare ad un approdo) ma ho timidamente abbozzato, poco convinto io stesso, il discorso sui diritti da allargare, la questione legata alle unioni di fatto. Il vecchio “Zac” mi ha guardato con aria di sfida e scuotendo la testa ha borbottato: «Spiegami un po’ come mai, io non ho mai conosciuto un reduce di guerra, un invalido, o, che so io, un minatore che è diventato omosessuale? Lasciamo perdere. Io sono vecchio, mi fanno male le gambe, il 9 e il 10 aprile me ne sto a casa!». Ha alzato lo sguardo e picchiando i pugni sul tavolo mi ha ripetuto: «Gli operai, gli operai!».
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