Siamo cresciuti a calcio e biscotti

Di Manes Enzo
07 Giugno 2007
Il segreto del frollino che dà la carica a Demetrio Albertini e dei suoi compagni di fragranza? Tutta questione di cromosomi, di quel creativo di nonno Ermete e delle sue ricette da campione

Il frollino della tradizione e della prima colazione si chiama Zalet. «Demetrio Albertini, che è stato grande giocatore del Milan e della nazionale mi ha confessato di essere cresciuto con quel biscotto e non solo accompagnato al latte». Produzione Galbusera, storica impresa di Lombardia nata nel 1938. Chi ha risposto così, stuzzicato sul piano dei ricordi, è Paolo Galbusera, oggi amministratore delegato dell’azienda dolciaria valtellinese. L’incontro avviene ad Agrate Brianza, dove Galbusera ha aperto negli anni Novanta una sede che ospita le attività di marketing e commerciale, mentre il polo produttivo e anche l’anima stanno verso la montagna, a Cosio Valtellino. «Tutto è partito da quelle parti molti anni fa, adesso a Cosio funziona un innovativo e tecnologico impianto che copre un’area di quasi cinquantamila metri quadrati dove viene preparata tutta la gamma dei nostri prodotti», ci informa. E tiene pure a sottolineare che comunque è il forno a continuare ad essere il cuore della produzione. Come ce lo immaginiamo noi, realizzato con i suoi bei mattoni e pronto a offrire nella fase della cottura il meglio di sé, per dare ragione all’impasto. Biscotti, cracker e altri alimenti del catalogo Galbusera vengono alla luce così, nel modo più naturale possibile.
Chi si mise all’opera prima del secondo conflitto fu il nonno Ermete che aprì un laboratorio di pasticceria. «Beh, il nonno era un vero e proprio artista, un creativo nato che faceva nascere autentiche meraviglie». Le cose procedettero bene e quando ci fu il passaggio di consegne da Ermete ai figli Mario ed Enea l’azienda incominciò a prendere forma, «fu la stagione che dava inizio alla produzione dei primi biscotti artigianali, possiamo dire gli antenati del futuro frollino». Sul finire degli anni Cinquanta maturava nei Galbusera la convinzione che si poteva realizzare qualcosa di importante. Se il nonno era stato un creativo, i figli avevano nei crosomomi il chiodo fisso dell’imprenditore, quella miscela esplosiva di genio, intuizione e raziocinio che permettono di fare il classico salto di qualità. Di entrare sul mercato dalla porta principale. Con umiltà e senza presunzione. «Papà e zio partirono con una produzione che potesse prendere piede in Lombardia. E per diversi anni fu quella la dimensione della Galbusera, un forte radicamento sul territorio attraverso un rapporto privilegiato con il mondo della classica panetteria. Cioè il negozio della tradizione dove il consumatore trova nella persona che svolge l’attività della vendita del pane e degli altri prodotti appunto una persona. «Naturalmente con il passare degli anni abbiamo dovuto allargare la partnership distributiva. Con la grande distribuzione vantiamo una collaborazione solida e di reciproca soddisfazione. Però, a differenza di altri marchi, proseguiamo a tenere moltissimo alle panetterie e non solo alle cosiddette boutique del pane».
Fino agli anni Settanta Galbusera rimane un’azienda quasi esclusivamente focalizzata sul mercato del Nord. Che non poteva rimanere la sua dimensione definitiva. Infatti, quasi seguendo una politica dei piccoli passi, l’azienda avviò l’espansione prima e il consolidamento poi. «Quanto ho viaggiato per verificare sul campo la bontà delle nostre scelte! Con la mia bella valigetta mi sono fatto chilometri e chilometri, su e giù per l’Italia. Devo dire che è stata un’esperienza molto piacevole e soprattutto utile. Se resti chiuso nelle mura della tua azienda è difficile che possano venire risultati eclatanti. L’incontro e il confronto con la realtà sono un tutt’uno con il percorso di crescita della tua impresa».

Bontà di scelte
Perciò, mantenendo un filo diretto con la vita quotidiana, con il mondo esterno, alla Galbusera colgono che nel paese una buona parte di consumatori incomincia ad essere sensibile al problema della dieta. Una consapevolezza senza eccessi, ma che si avverte. L’azienda che già produceva un biscotto più leggero, semplice ed equilibrato, decide di presentarsi a quel giovane mercato con una linea dedicata, che prende il nome di Speciali salute. Il passaggio funziona. Trova soddisfazione. Biscotti, frollini, cracker, wafer e snack si ritagliano un posto al sole accanto ai prodotti antichi, della tradizione. Sempre nel segno del gusto. Precisa Paolo Galbusera: «I nostri non sono certo prodotti punitivi, userei piuttosto il termine di rassicuranti. In sintonia con le più recenti innovazioni della scienza nutrizionale, ma nello stesso tempo fedeli alle caratteristiche tipiche di Galbusera: prodotti buoni e fragranti». Decisione azzeccata, come dicono bene le percentuali che danno i due terzi del fatturato appannaggio proprio del segmento salute. «In quel settore abbiamo il 45 per cento di quota di mercato. Un mercato ancora piccolo ma in forte crescita. La ricetta è sempre quella di entrare in mercati dove i consumi sono in salita. Guai invece ad iniziare la frequentazione di quelli in flessione. Me lo ha insegnato mio padre che tuttora, seppure abbia ottant’anni, continua a venire in azienda. Conserva la carica di presidente della società e dal 2002 è Cavaliere del lavoro. Però è molto importante anche la figura di mia madre che, pur non avendo mai avuto incarichi in Galbusera, è un punto di riferimento. Mi piace che tutte le decisioni importanti le discutiamo prima con lei».
Già, il senso della famiglia. Che in azienda è presente con fratelli e cugini, senza per questo rinunciare a un approccio di tipo manageriale. «Se devo dare una definizione della Galbusera, mi piace molto quella di grandi artigiani. Dice tutto e dice bene: una mentalità e uno stile che richiamano alle proprie radici in perfetta armonia con le sacrosante ambizioni di diventare una realtà ben collocata sul territorio nazionale», spiega. E che in Italia vuole restare. Non ha interesse a sondare altri mercati. Se deve investire preferisce farlo su prodotti nuovi. E che regalino soddisfazioni come la linea senza glutine che ha avuto il plauso dell’associazione italiana celiachia. «Il prodotto è buono e ci risulta che venga goduto da tutta la famiglia, con normalità». Resta un’ultima curiosità. Ma Paolo Galbusera ha sempre saputo che avrebbe lavorato nell’azienda di famiglia? Risponde con un’altra domanda: «Secondo lei, abitando al piano di sopra della prima fabbrica e andando a giocare nei suoi magazzini, avevo qualche altra possibilità?».

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