SIAMO TUTTI SPIE

Di Da Rold Gianluigi
28 Ottobre 2004
Mi autoaccuso, in prima persona e coscientemente, di essere anch’io, povero disgraziato e incallito peccatore, una “spia della coalizione”

Fabrizio Quattrocchi mi sta nel cuore. Il coraggio con cui è morto, davanti a un killer vigliacco (ci vuole il Corano per avere il coraggio di sparare a un prigioniero?), mi ha fatto amare, come non succedeva da tempo, il mio paese. Che un giudice di Bari (sia “gip” o “gup” o scioperante di Stato o qualsiasi altro personaggio) scriva in carte legali che Quattrocchi faceva parte di un gruppo che «erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della coalizione e questo spiega, se non giustifica, l’atteggiamento nei loro confronti», mi sembra una legittima libertà d’opinione che fa quasi la pariglia con quel vescovo che voleva negare la benedizione ai nostri militari morti a Nassiriya. E una libertà d’opinione che, personalmente, mi fa schifo. Che si adombri pure, come alcuni rilevano, che il gruppo potesse essere annoverato tra le spie della coalizione, è un’altra opinione liberissima e che mi fa altrettanto schifo. Trovo talmente oltraggiose queste libere interpretazioni della figura di Quattrocchi innanzitutto e degli altri, che mi autoaccuso, in prima persona e coscientemente, di essere anch’io, povero disgraziato e incallito peccatore, una “spia della coalizione”. Ne sono orgoglioso e spero di essere presto interrogato dalla procura barese, affinché la “resistenza” irakena vigili attentamente.

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