SIAMO TUTTI SU UNA ZATTERA

Di Tempi
13 Gennaio 2005
NON SI PUO' FARE PIU' NIENTE PER QUEI BAMBINI. E DIO IN TUTTO QUESTO?

Centinaia di migliaia di vittime e milioni di persone che hanno perso tutto per un evento straordinario e di straordinaria tragicità. Non è così anche l’ordinario? Non siamo forse tutti dei condannati a morte e ogni nuova vita non è forse come l’erba che è verde al mattino, ma ingiallisce ed è tagliata quando è sera? Ci industriamo nell’immaginare sistemi perfetti, dove la catastrofe sia ottimizzata e, se possibile scientificamente, resa “dolce”. Se si può sognare quel che si vuole, quante probabilità abbiamo di fermare il corso della corruzione di ogni cosa e il processo che conduce la vita verso la morte?
Elie Wiesel ha ragione quando chiede «Non si può fare più niente per questi bambini. E Dio in tutto questo?». Siamo totalmente impotenti davanti a tanto dolore e alla morte di tanti innocenti. E Dio in tutto questo non sarebbe nient’altro che mistero inacessibile. Lo sapevano già i primi spiriti seri e pensosi apparsi sulla scena della storia dell’umanità. Non possiamo fare altro che ripetere con Platone che siamo come gattini ciechi e viviamo «come su una zattera, varcare a proprio rischio il grande mare dell’esistenza». A meno che, sosteneva già il genio pagano greco, non intervenga un fattore infinitamente improbabile. «A meno che – dice Platone – uno abbia la possibilità di fare la traversata con più sicurezza e con minore rischio su una barca più solida, cioè con l’aiuto di una rivelazione divina». A meno che, dice don Luigi Giussani al Tg2 del 24 dicembre quasi profetizzando la catastrofe d’Asia, «nella memoria di quel Fatto la testimonianza del Figlio di Dio emerge sempre più forte, e l’impotenza del male diventa la figura dominante di tutta la storia». Prima di Platone, il libro ebraico della Sapienza aveva detto che «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per la vita: le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale». Inconcepibile, sì. A meno che.

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