Siamo uomini o disoccupati?

Di Tempi
12 Dicembre 2002
Marco Imarisio, «Ti ritrovi a far nulla e così cominci ad andare in un cantiere», Corriere della Sera, 8 dicembre

Marco Imarisio, «Ti ritrovi a far nulla e così cominci ad andare in un cantiere», Corriere della Sera, 8 dicembre
«Raffaele: assunto al reparto carrozzeria di Rivalta nel ’79, cassintegrato nel 1980. Si licenziò nel 1983: “Scelsi di fare il meccanico”. Carlo ricorda due anni di cassa integrazione nei quali faceva il custode in un condominio abitato da dirigenti Fiat. Il neo cassintegrato Franco: “Perché dopo tanti anni in un’azienda, quando sei fuori scopri che non ti sei mai guardato in giro, che non conosci nessuno. E non sei più nessuno”».
Giovanni Maria Flick, Giustizia vo cercando, La Stampa, 1 dicembre
Alcuni stralci dall’intervento di Flick in occasione dell’anniversario dell’abolizione della pena di morte e della tortura da parte del granduca Leopoldo di Toscana: «La Giustizia, persino al di là di ogni possibile definizione, è solo eterna tensione, perenne ideale, sospeso tra un già (il mondo dato, l’esistente storico) e il non ancora (appunto, un mondo definitivamente giusto, una giustizia storicamente realizzata). Questo non significa, tuttavia, che la tensione verso la giustizia sia da collocare nell’empireo dell’utopia (…). La regola giusta è ragione, rifiuto dell’arbitrio e che l’uomo giusto è coscienza, rifiuto dell’inumanità. Un esempio storicamente assai intenso è quello di Matilde di Canossa (…)».
Jean-Louis Tauran, Ai piedi del Crocifisso di Cimabue intravediamo il trionfo pasquale, L’Osservatore Romano, 27 novembre
Dall’omelia dell’arcivescovo Tauran, ai piedi dell’appena restaurato Crocifisso di Cimabue ad Arezzo: «In un mondo dove la felicità sembra trovarsi nel possedere le cose che desideriamo, Gesù ci insegna che la vera felicità risiede nel fatto di amare e di essere amato. Non sono le cose che rendono felici, ma le persone. Il mondo di oggi attende, forse inconsciamente, dei Cristiani che si oppongano con i fatti alla povertà, all’egoismo, allo spirito di dominio ed alla violenza, per indicare, con l’esempio della propria vita, come Dio vuole l’uomo».

Commento
Che Natale difficile per gli operai della Fiat: 5.600 in cassa integrazione; 2.400 in mobilità lunga (modo soft per dire pensionamento anticipato). La cassa integrazione prevede che il lavoratore riceva l’80% dello stipendio, comunque non meno di circa 800 euro al mese. Niente male – si potrebbe pensare -, non c’è lavoro, ma è garantita almeno una certa dignità. Leggendo però le storie di alcuni degli operai, quel “niente male” appare veramente fuori luogo: ciò che rende dignitosa la vita è infatti un’utilità, uno scopo per cui si agisce, appunto con il lavoro. Senza soffermarci sulle svariate analisi che stiamo leggendo su tutti i giornali, noi non vogliamo parlare solo di dividendi – dilungarci nello spiegare, per esempio, che una volta finita la crisi, la Fiat dovrebbe risarcire il fondo da cui sta attingendo le casse integrazioni -: c’è un problema più urgente. Il problema adesso è realmente un altro: il presente di queste persone. Cosa possiamo fare per loro? Di più: possiamo dire di capire il loro desiderio, dentro la richiesta di lavorare? Leggendo gli interventi di Flick e dell’arcivescovo Tauran, troviamo un suggerimento: serve un’umanità, una solidarietà che non sia compatimento, ma condivisione, tanto intensa da sfociare in azioni concrete. Il porporato Tauran e il laico Flick rinverdiscono il bisogno di gente umana per tutti noi, più urgentemente se disoccupati: il bisogno di giustizia è bisogno di umanità, di una presenza umana, prima che di leggi giuste, le quali – comunque – ci vogliono.

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