Siamo veramente uniti
Sebbene non si tratti di un documento magisteriale e seppure la stampa, anche quella specializzata, non ne abbia colto l’importanza, il lavoro della Pontificia Commissione Biblica è un documento di qualità eccellente che propone una serie di acute riflessioni nella direzione di una nuova alleanza tra ebrei e cristiani. Per comprenderne significato e valore, Tempi ha intervistato il prof. Albert Vanhoye, Docente emerito sull’Esegesi del Nuovo Testamento al Pontifico Istituto Biblico e coautore del documento della Commissione. «La Commissione Biblica – racconta Vanhoye – ha avuto tre anni fa il compito dal cardinal Joseph Ratzinger di studiare i rapporti tra il popolo ebraico e i cristiani secondo la Scrittura. Con questo documento la Commissione ha voluto dare i fondamenti del comportamento cristiano di fronte al popolo ebraico. Soprattutto cercando nelle Scritture quale sia l’atteggiamento di fondo che i cristiani debbono avere conformemente alla loro fede. Questo documento esprime il punto di vista della fede cristiana sul problema dei rapporti tra cristiani e popolo ebraico».
La pubblicistica moderna parla dell’ebraismo solo in funzione della Shoah. Mentre nel documento si nota una riscoperta della radici comuni. È così?
Proprio così. La Commissione Biblica non ha voluto accontentarsi di alcune riflessioni generiche, ma ha voluto approfondire la Sacra Scrittura e quindi ha fatto un esame dei testi esteso e ambizioso, al fine di proporre una prospettiva completa, non unilaterale, ma una visione che potesse essere di ispirazione continua ai cristiani nella loro ricerca dei rapporti giusti con il popolo ebraico. Nel documento c’è la constatazione di fondo che i cristiani riconoscono pienamente le sacre scritture del popolo ebraico che vengono riconosciute come parola di Dio quindi con l’autorevolezza più alta. Non c’è nessun dubbio che questa è la fede della Chiesa. La Chiesa riceve l’Antico Testamento come parola di Dio, espressione della rivelazione divina, e quindi luce indispensabile per orientarci nell’esistenza.
Nell’introduzione il cardinale Ratzinger rifiuta le interpretazioni critiche e manichee dell’Antico Testamento…
Non si tratta proprio di manicheismo ma di rigetto dell’Antico Testamento come rivelazione imperfetta. Marcione l’attribuiva ad un Dio che non era veramente Dio, un Dio vendicativo e violento. C’è sempre la tentazione di disprezzare l’Antico Testamento perché si riferisce alle prime tappe del cammino con tanti aspetti che devono progressivamente essere migliorati. Il cardinale Ratzinger nella sua prefazione ha insistito specialmente sulla fede della Chiesa che accetta e riceve l’Antico Testamento e rifiuta ogni disprezzo contro di esso. Nella seconda parte del documento si sottolinea in che modo i temi fondamentali delle Scritture del popolo ebraico sono stati recepiti nella fede cristiana così come viene espressa nel Nuovo Testamento. Troviamo quindi una profonda continuità su punti essenziale della fede come: la rivelazione del Dio Unico; la grandezza e la miseria delle persone umane; la concezione dell’uomo che è ferito e può trovarsi in una situazione miserabile però conserva sempre la sua dignità perchè fatto ad immagine di Dio e quindi chiamato ad una comunione con Dio. Rivelazione meravigliosa nell’Antico Testamento che viene sviluppata nel Nuovo Testamento con l’incarnazione del Figlio di Dio. E poi le iniziative divine di liberazione e di salvezza, l’elezione d’Israele, l’alleanza, la Legge, la preghiera e il culto, la posizione privilegiata di Gerusalemme e del suo Tempio. Tutto si ritrova nel Nuovo testamento. Il documento ha voluto insistere sulle radici comuni, e quindi fa prendere coscienza ai cristiani che abbiamo veramente molto in comune con gli ebrei e non su cose secondarie ma su questioni fondamentali. Siamo veramente uniti, religiosamente siamo fratelli in modo forte perché accogliamo la stessa rivelazione divina con la differenza che i cristiani la completano con il mistero pasquale di Gesù che è una grande novità, ma questa novità non abolisce ciò che era stato dato precedentemente, ma lo mette piuttosto in rilievo.
La terza parte del documento analizza i vari modi in cui gli ebrei vengono presentati negli scritti del Nuovo Testamento e non sempre i toni sono così concilianti…
Anzitutto occorre essere consapevoli della diversità del giudaismo nell’epoca del Nuovo Testamento. Più che conflitto tra cristiani e ebrei bisogna comprendere che c’erano diversità tra i vari rappresentanti del giudaismo. Il giudaismo non era per niente monolitico, era un mondo con diversi orientamenti a volte contrastanti e posti l’uno contro l’altro. Il giudaismo al tempo di Gesù era un mondo diversificato, c’erano i Farisei e i Sadducei, per esempio, che non andavano d’accordo su questioni importanti come il concetto di rivelazione divina. I cristiani sono apparsi come una nuova tendenza tra altre tendenze. E comunque: gli ebrei sono i fratelli e le sorelle di Gesù e di Maria, quindi nostri fratelli e sorelle maggiori come ha detto il Santo Padre.
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