Siate realisti, rischiate

Di Persico Roberto
18 Ottobre 2001
Ciò che mi preme è comprendere. Per me scrivere significa cercare di comprendere, fa parte di questo processo di comprensione… Certe cose vengono fissate.

Archivio Arendt – 1. 1930-1948, 270 pp. Feltrinelli, lire 55.000

«Ciò che mi preme è comprendere. Per me scrivere significa cercare di comprendere, fa parte di questo processo di comprensione… Certe cose vengono fissate. E se altri comprendono – nello stesso senso in cui io ho compreso – allora provo un senso di appagamento, come quando ci si sente a casa in un luogo». Nell’intervista del 1964 posta in apertura al volume, la Arendt spiega così il senso semplice e radicale della sua quarantennale riflessione: cercare di comprendere, e offrire ad altri l’esito del suo lavoro. I testi qui raccolti – abbozzi, appunti, tracce per conferenze, tutti finora inediti – ne offrono una significativa documentazione. Un primo gruppo risale agli inizi degli anni Trenta, e rispecchia gli interessi filosofici della giovane studiosa: Agostino, Kierkegaard, la cultura ebraica a Berlino. Un secondo, più corposo, raccoglie scritti dal 1944 in poi, tutti incentrati sul tema che dominerà da allora la riflessione della maturità: come è stato possibile l’orrore dell’Olocausto. Anche in questi scritti minori compare, in sintesi, la tesi delle sue opere maggiori: addossare la colpa ai “tedeschi” è un alibi, per non vedere che la ragione profonda è il pensiero ideologico, quella forma di pensiero che sostituisce alla realtà, fatta di persone e cose, la logica di un’idea, che tutto piega a sé e distrugge. E il pensiero ideologico è un pericolo che non è morto con i regimi totalitari, ma sta in agguato dovunque si annidi la presunzione di una conoscenza certa della storia e delle sue leggi. Mentre l’umanità sta appesa al filo della libertà. L’alternativa dunque è: «dare inizio a qualcosa. In questo modo aggiungiamo il nostro filo a un intreccio di relazioni, e che sarà di esso non ci è dato sapere. Per questo parliamo di rischio. E vorrei aggiungere che questo rischio è possibile solo laddove c’è fiducia fra le persone, una fiducia – difficile da esprimere ma fondamentale – in ciò che vi è di umano in tutti noi. Altrimenti un simile rischio sarebbe impossibile».

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