Siena, palio del capitale umano
Sono sempre meno in Italia i soggetti disposti a rischiare investimenti nella ricerca scientifica. E chi potrebbe farlo, se non qualcuno che il rischio se l’è posto come mission? Questa è la domanda che ha spinto la Fondazione Monte dei Paschi di Siena a dar vita, nel 2002, a Sienabiotech, società di ricerca biomedica che il presidente Marco Parlangeli non esita a definire un «progetto controtendenza». Si tratta di «un vero e proprio start up industriale» che la Fondazione Mps ha pianificato di alimentare con «80 milioni di euro fino al 2006, nell’attesa che essa sia in grado di rendersi finanziariamente autonoma». Con Sienabiotech inoltre la Fondazione concretizza il suo impegno per la creazione (in collaborazione con le maggiori università toscane, con Chiron, le associazioni di categoria e gli enti pubblici locali) di un parco scientifico che restituirà a Siena l’importanza nel settore farmaceutico e medico dei tempi di Sclavo. «Oggi – spiega Parlangeli – siamo appena nella fase iniziale della ricerca, ma le basi per la riuscita del progetto ci sono: la società ha energie, stimoli e idee, ma soprattutto la sicurezza del finanziamento, che ci permette di restare fuori dai condizionamenti e di chiedere ai nostri ricercatori solo di svolgere bene il proprio lavoro. Queste sono premesse da cui noi ci aspettiamo risultati». E, almeno per quanto riguarda l’“eccellenza”, i primi successi si vedono già: «Sienabiotech è un polo d’attrazione per i migliori cervelli italiani, quelli che spesso sono costretti ad emigrare per avere la possibilità realizzare i loro progetti. Ma non solo: richiamiamo in Italia anche tanti stranieri. Oggi lavorano da noi 60 scienziati di livello internazionale, tutti giovanissimi, neolaureati, che non chiedono niente di meglio della possibilità di portare avanti le proprie ricerche fino in fondo, con la certezza che i finanziamenti non verranno meno all’improvviso». A Torre Fiorentina, all’interno delle prime due palazzine di laboratori di Sienabiotech, si parla sempre inglese. Su una parete c’è un’immagine di san Benedetto che predica «labora et labora», e qualche italiano lamenta la mancanza, il lunedì, dei litigi sul calcio perché «qui si parla solo di lavoro, anche la domenica». Ma del resto Jeorg, giovane capo divisione R&D, non desiderava altro: solo per questo ha accettato di trasferirsi a Siena da Stoccarda.
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