Sindacati. I temporeggiatori in attesa di elezioni
I sindacati scuola hanno davanti una stagione difficile. Pressati dalla questione contrattuale non ancora conclusa, costretti a fare i conti con una riforma della scuola che a molti non piace, non possono sottovalutare le prossime elezioni politiche che sulla carta fanno prevedere un cambio della guardia a Palazzo Chigi. “La maggioranza ha fretta di chiudere – dice Grazia Sestini, deputato e membro dell’ufficio scuola di Forza Italia – e dato che ha messo nel novero la sconfitta, porterà in fondo e a tutti costi la riforma della scuola con i programmi e i regolamenti attuativi”. A questo punto per i sindacati è meglio temporeggiare. A dicembre hanno fatto l’accordo contrattuale per 300 mila lire lorde, ma la contrattazione operativa con l’Aran (l’agenzia statale per i contratti) ha riportato gli aumenti attorno alle 260 mila lire lorde al mese. Una cifra già rifiutata con grande squillo di trombe e due scioperi generali del comparto istruzione. Chi spinge per l’accordo è la Cgil, anche se al suo interno sembra ci siano forti dissensi. Tuttavia la linea del segretario generale della scuola, Roberto Panini, è ben salda. A suo favore i buoni risultati nelle elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie di dicembre. La Gilda è l’unica organizzazione a poter cantar vittoria: è stata appena ammessa alla contrattazione con il governo e ha ottenuto apprezzabili risultati nelle Rsu. Fa fronte con la Cisl e con lo Snals che però non navigano in buone acque. La Cisl in nome dell’unità sindacale negli anni passati ha firmato tutto. Ma il risultato politico è stato deludente. I soldi degli aumenti non si vedono e ora l’Aran, appoggiata dalla Cgil, vuole spostare 400 miliardi dei fondi destinati agli stipendi per finanziare l’autonomia scolastica. Sulla riforma dei cicli, che ha apertamente criticato, la Cisl non ha avuto alcuna voce in capitolo. Da tempo è molto critica oltre che sui contenuti anche sul metodo. Auspicava la concertazione sindacale, ma a sinistra hanno pensato di fare a meno di lei. È un po’ isolata, tanto che è rimasta fuori anche dalla commissione dei 280 saggi. La consultazione delle Rsu di dicembre non è andata bene. Pochi i risultati in difesa delle scuole cattoliche e i docenti di religione, una bella fetta dei suoi iscritti, l’ultima categoria a rimanere ancora precaria.
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