SINDACATO IN CRISI. DI RAPPRESENTANZA
Cgil, Cisl e Uil continuano a detenere il monopolio della rappresentanza sindacale, anche se alla Fiat, ad esempio, devono cominciare a fare i conti con Ugl e Fismic. Ma quello che più stupisce è come non sia denunciato lo stato di narcosi nel quale è caduta la rappresentanza sindacale. Il sindacato non sta più trattando sui temi di sua competenza, sul modello contrattuale. Il radicalismo contrattuale e salariale della Cgil, che rifiuta in modo oscurantista di scendere sul livello del modello contrattuale, non serve certo a risolvere i problemi italiani, ed è il prezzo che si paga per aver voluto la fine della concertazione. D’altro canto, le confederazioni parlano di Mezzogiorno, mettono a punto documenti di politica economica, dissertano degli interventi francese e tedesco sull’orario di lavoro, di tutto, di più, ma – sembra impossibile – non trattano del modello contrattuale. Qualcuno ha sostenuto che è come se un calciatore si dimostrasse un ottimo ciclista: bello, ma non è il suo mestiere. Qualcuno ha scambiato la concertazione istituita nel luglio ‘93 – certo da rivedere – con una sorta di compartecipazione del sindacato al potere legislativo. La sovranità è del Parlamento. C’è la legge Biagi cui armonizzare i contratti, ci sono le leggi sull’orario di lavoro, sul part-time, e altre ancora, che sono leggi dello Stato, approvate dal Parlamento: alle parti sociali armonizzarle ai contratti nazionali, trovare le soluzioni ad hoc, il che è però ben lungi dal voler rifare le leggi. La sinistra che continua ad appellarsi alla Costituzione, che grida alla lesa Costituzione ad ogni atto del governo Berlusconi – perfino il taglio delle tasse, da trasecolare!!! – non ricorda che secondo la Costituzione i contratti collettivi stipulati dal sindacato non hanno valore per tutti i lavoratori (erga omnes), ma solo per gli associati dei firmatari? Il che vuol dire che i sindacati, tutti, e non solo i tre confederali, non possono rappresentare, non hanno il diritto di rappresentare chi non ha scelto di essere rappresentato. Si è mai vista una democrazia, od un’associazione democratica nella quale la rappresentanza sia decisa dai rappresentanti e non dai rappresentati? No. è stata invece prassi consolidata dei soviet e dei partiti comunisti, questo sì. Per questo la sinistra al governo non ha licenziato la legge sulla rappresentanza che pur aveva bella e pronta. Non sarebbe ora di rimettervi mano? Non sarebbe ora di rimediare ad una anomalia, costruita da sentenze della magistratura, che, pur anticostituzionali, hanno trovato connivenze ed omertà? Sarà che le sentenze non vanno bene solo quando assolvono Berlusconi, un innocente!!! L’ opportunità di una regolamentazione sarebbe, è ancora più urgente ed opportuna oggi che i sindacati non sono più così uniti. La Fiom, accusando Confindustria di fare accordi separati (ma è lei, la Fiom, la sola a non firmarli), sta avviandosi al terzo accordo separato, che manderebbe in fumo il processo di riavvicinamento tra le confederazioni. La Cgil avrebbe il dovere di intervenire, è l’ultima istanza. Dovrebbe almeno tentare. Ma anche Epifani pare affetto dalla paura congenita della sinistra: non avere nessuno più a sinistra. Naturalmente il tutto legato non alla rappresentanza sindacale, ma a quella politica ed al costo in voti per i partiti di riferimento, e con l’ estrema sinistra che comanda in Fiom… Deve il paese continuare a subire questa onda anomala? C’è da discutere di problemi seri e di spessore, ma il sindacato, Cgil in testa, continua ad impostare la sua azione su dati non reali e su convinzioni non supportate dai fatti. Fa opposizione politica, non contrattazione sindacale. Ora la Fim ha giocato le sue carte, presentando una piattaforma inizialmente condivisa da tutti, ma naturalmente la Fiom, appoggiata dalla Cgil, l’ha rimessa in discussione. Alla Cgil interessa solo il braccio di ferro, non firmare accordi. Ma l’interesse dei lavoratori sarebbe di veder firmare accordi, risolvere i loro problemi, e, possibilmente, senza bracci di ferro. Confindustria pensa di trattare direttamente con i lavoratori, senza più il tramite del sindacato. Non sarebbe meglio dettare invece regole che consentano ai lavoratori di avere un sindacato vero, del quale scegliere e non subire la rappresentanza? Ma forse è che io non ho coraggio, ed uno il coraggio non se lo dà da solo.
Don Abbondio
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