SINDACATO LETIZIA
A viale Trastevere lo ripetono come un mantra: «solo così avremo insegnanti preparati. Solo così elimineremo il precariato». Ma il decreto attuativo dell’art. 5 della legge 53/2003 (la ‘riforma Moratti’), al di là delle buone intenzioni del ministro, non fa che consacrare i difetti del sistema: laurea specialistica per l’insegnamento a numero chiuso, programmato sui posti disponibili; test di ingresso, due anni di corso, esame finale che dà insieme laurea specialistica, abilitazione, ruolo. Risultato: insegnanti selezionati con un sistema che sancisce l’impegno minimo e il posto garantito. è un’illusione anche l’eliminazione del precariato. Perché si tratta di una conseguenza diretta e ineliminabile delle dimensioni del sistema. Niente di nuovo sotto il sole. Anche ieri si contavano le cattedre vuote e si mettevano a concorso (tot cattedre, tot posti). I problemi sono gli anni che passano fra il calcolo dei posti e l’arrivo del titolare, e le imprecisioni inevitabili della programmazione. Intanto che si fa? Si lasciano i ragazzi soli? No, si mette in cattedra un supplente che matura, se non dei diritti, delle legittime aspettative. Cambierà qualcosa? Niente. Si individua la cattedra vuota, la si mette a concorso e, intanto che il futuro insegnante si forma (2 anni), ci si mette un supplente. Che matura, se non dei diritti, delle legittime aspettative.
Non c’è da stupirsi che ai sindacati, critici sul resto, questo sistema piaccia: hanno fiutato l’affare delle graduatorie infinite, loro bacino di raccolta che non spariranno. Si capisce meno perché piaccia al ministro. Ha detto che accetterà modifiche in sede parlamentare. Ci auguriamo mantenga la parola: solo con un sistema di reclutamento realmente nuovo la sua riforma potrà decollare davvero.
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