Sindrome di Stoccolma?

Di Mormando Federica
06 Maggio 2004
«Non pensavo… è gente di cuore.

«Non pensavo… è gente di cuore. Gli dan da mangiare, li trattano bene… in fondo è brava gente». Qualche burbero ha adottato dei cani randagi? Macché, l’apprezzamento è per i sequestratori, il nutrito è un ostaggio, chi parla, sua sorella. Sarà anche frase detta per diplomazia, ma il punto è: come può venire in mente? Ricordate che fine ha fatto Quattrocchi? Una frase del genere evoca la distruzione. Anche Babilonia morì per il caos. La prima distinzione, quella che ci fa succhiare appena nati, fondamento di tutte le altre, è fra bene e male. Ne deriva il sì ed il no. Diretti al bersaglio giusto, che se il bambino sbaglia rifiuta il latte. Tutta la nostra vita si dipana sullo sviluppo di queste due categorie: il bene e il male. E più ci si evolve, più siamo capaci di astrarre, di elaborare, di individuare assoluto e relativo. D’accettare un male temporaneo per un bene migliore futuro. Di rifiutare un bene temporaneo per garantirci un bene maggiore dopo. Di immaginare e mettere in atto strategie… forse quella frase è una strategia? è davvero utile dichiarare brave “quelle” persone, che suppongo se la ridano di tanta umiltà? Persone a cui interessa vincere e sottomettere, non certo essere apprezzati da gente che disprezzano. Da un pezzo i peggiori hanno visibilità più dei migliori. Molti li invidiano, molti li emulano. E a noi poveri creduli nelle vecchie categorie per cui chi terrorizza e riduce in schiavitù, umilia e distrugge la vita non è una brava persona, che resta? Dovremo trovarla, la forza di combattere, o ci acquatteremo in attesa di essere imprigionati perché onesti e pacifici, reato che si va configurando spaventoso?

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.