Sistemi elettorali/2. Ai politici preme solo essere rieletti
Il porcellum di Berlusconi-Calderoli si era proposto due obbiettivi: tenere a bada le forze proporzionaliste della CdL e avvelenare i pozzi dei probabili vincitori. Il primo obbiettivo non è stato raggiunto: dopo le elezioni l’Udc ha perso pezzi e si è messa in proprio. La Lega minaccia di farlo. Il secondo invece sì: la combinazione di proporzionalismo e di partitismo puro ha trasformato la strada del governo Prodi in un Sunset Boulevard. La consolazione è di breve respiro. Se Berlusconi tornasse, il porcellum non lo avvierebbe sul viale del trionfo. Tutti coloro che lavorano, fanno impresa, vanno in giro per il mondo, trafficano tutto il giorno e sentono come primo problema quello dello scioglimento dei nodi storici del paese si attendono, a questo punto, che i partiti si pongano il problema di un sistema elettorale che garantisca la governabilità, quale che sia il governo. Le democrazie occidentali hanno da decenni sperimentato soluzioni diverse e tutte variamente efficaci. è di tutto ciò che i partiti discutono? No! è incominciata una ‘melina’ tra i poli e all’interno dei poli, che pone al centro la seguente domanda: qual è il sistema elettorale che mi consente di vincere? Perciò qualcuno pensa al doppio turno alla francese, qualcuno al modello tedesco, qualcuno alla proporzionale pura, con Forza Italia che si candida a giocare il ruolo centrale della vecchia Dc. I ‘tutti coloro’ si attenderebbero un’altra domanda: quale sistema elettorale consente la costruzione di un nuovo sistema politico-istituzionale rappresentativo e governante? E vorrebbero risposte o convergenti o alternative sul punto. Sarebbe questo il segnale che i partiti si occupano del bene comune, salvo proporne legittimamente una lettura differente. Ciò che qui scandalizza non è la divergenza delle risposte, ma la logica che le accomuna: vincere! è solo l’idea del ‘particulare’ di deputato. Sarò rieletto? è un quesito esistenziale che non appassiona l’elettore comune, a meno che il ‘ri-eligendo’ non sia capace di dimostrare che c’è un nesso tra la sua rielezione e il bene comune. C’è da stupirsi che la politica appaia estranea e ostile, che la magistratura si trovi a svolgere ruoli politici, che i cittadini, a loro volta, si rifugino nel ‘particolare’? E c’è da piangere lacrime di coccodrillo sulla mancanza di valori delle giovani generazioni, sui loro comportamenti onniconsumistici, sulla loro fuga dal futuro, se la politica per prima si limita al consumo compulsivo del presente?
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