Sogni d’oro
«Non avevo ancora 16 anni quando ho iniziato a lavorare. A casa serviva uno stipendio perché mio padre, che faceva il commerciante, non stava bene di salute. Così ho abbandonato gli studi. Il mio primo impiego fu alla Rinascente, a Catania, commesso, vice caporeparto, capo reparto. La passione per la vendita l’ho sempre avuta. Mi ci ritrovavo. Nel 1964, studiando la notte, mi sono diplomato in ragioneria: cinque anni in uno. Che sacrificio, quello… Poi ecco nuove opportunità di lavoro. Alla Zanussi marchi Rex, ai tempi la più grande azienda di elettrodomestici, venditore prima, quindi responsabile della filiale di Catania. Mi sono fatto una bella esperienza nel gruppo di Pordenone. Sempre in movimento e gli occhi aperti, un giorno ho risposto all’inserzione per la ricerca di funzionari commerciali della C&B Italia, l’offerta era allettante e poi il mondo dell’arredamento mi incuriosiva.
Ci sono entrato nel 1971 come agente per la Sicilia e la Calabria e non ho più abbandonato quel settore. Era ed è affascinante. A un certo punto mi chiama Piero Bassetti e mi mostra la novità del “piumone”, proponendomi di riuscire a farlo vendere non dai biancheristi, ma nei negozi di mobili. Una bella sfida, senza dubbio, ma molto difficile da vincere, perché quel canale distributivo non ne voleva sapere di vendere prodotti a costi relativamente bassi come il piumone. Proposi allora a Piero Bassetti di lanciare il letto con il piumone, formula che, secondo me, poteva funzionare. Il resto è storia perché Flou è nata proprio sulla base di questa intuizione». Che divenne, com’è noto, una realtà di grande successo, di assoluto prestigio, Flou come firma eccellente del made in Italy più sensibile al gusto e al bello. Rosario Messina, imprenditore di razza, ne è il cuore pulsante dal 1978, da quando con Flou è stato inventato un nuovo modo di concepire il letto attraverso la sfoderabilità, il copripiumino coordinato e l’uso dei colori, mentre prima di allora in camera da letto era ammesso quasi esclusivamente il bianco. «In principio ero un dirigente in Bassetti, dove l’interesse prevalente erano i tessuti, poi vi erano la Interflex per i materassi e Politex per le imbottiture e la produzione del piumone».
Proprio nel 1978, grazie alla collaborazione con Vico Magistretti, nasce il primo letto Nathalie, che piace subito per linea, stile, qualità e possibilità di cambiargli rivestimento in un batter d’occhio. Rosario Messina si mette in azione. E in breve conquista quasi duecento rivenditori, il che gli vale l’ingresso nella neonata società con piccole quote. Poi, per una ragione o per l’altra, i vari soci decidono di dedicarsi alla propria azienda e di uscire da Flou. Così dal 1998 Flou appartiene interamente alla famiglia Messina.
Dalla Sicilia alla Brianza
Il quartier generale è a Meda, centro brianzolo da sempre in sintonia con il mobile e il design. Certo è una storia singolare quella del siciliano che risale lo stivale fino alla Brianza più autentica. «In questa terra ho conosciuto per davvero il settore del mobile. Ho toccato con mano la cultura del fare. Io invece credo di aver tramesso un po’ di calore umano, una certa vulcanicità e un grande rispetto nei rapporti umani. Ho sempre pensato che un’impresa può funzionare bene solo se c’è una grande attenzione alla gente che ci lavora. La tecnologia è importante, ma il capitale umano lo è molto di più. Ripeto spesso che la tecnologia la si può comprare, la tecnologia umana no. E Flou si caratterizza proprio per l’attenzione alle persone che vi lavorano che, per me, è un discrimine fondamentale. Non credo sia possibile preoccuparsi di soddisfare le esigenze della clientela e pensare a migliorarne attraverso i prodotti la qualità della vita, se prima non si realizza un clima favorevole e propositivo anzitutto all’interno dell’azienda».
Ma ciò è possibile esclusivamente se passa una certa idea di imprenditore che in termini pratici significa che «chi dirige deve dimostrarsi attaccato all’impresa, amarla, frequentarla, insomma concepirla come qualcosa di vivo e vitale. Tutto il contrario del cosiddetto imprenditore finanziario. Sfido chiunque a dire che figure di questo tipo non possano amare solo l’azienda. Per me è impossibile. E infatti si vede, perché non dura nel tempo», puntualizza Rosario Messina. Flou oggi significa 150 dipendenti con un fatturato di 44 milioni di euro e un incremento sull’anno precedente del 7 per cento. Il lavoro di squadra, insomma, paga. Una squadra di cui fanno parte anche i tre giovani figli «innamorati della Flou. Massimiliano, laurea in Marketing, ricopre il ruolo di direttore generale dopo importanti esperienze in Shell e Kraft. Cristiana è all’ufficio trade-marketing del mercato interno. Manuela, la più piccola, spirito decisamente creativo, sta imparando l’arte della vendita. Cosa faccio io adesso? Seguo in modo particolare il marketing e la comunicazione, aspetti che continuano a piacermi tantissimo».
Però poi Rosario Messina è anche presidente del Cosmit, il comitato organizzatore del Salone internazionale del mobile di Milano che, come ci hanno confidato altri professionisti del settore, ne ha fatto la rassegna di arredamento e design di maggior importanza su scala mondiale. Evidentemente quella sua vulcanicità e fantasia siciliane c’entrano assai anche con questo prestigioso traguardo.
A braccetto con mobili e design
«Il salone rappresenta un punto di riferimento per affermare la vitalità dell’italian style. Fa piacere constatare come le botteghe artigianali che molti anni fa hanno intrapreso l’avventura in questo mercato, adesso sono uno dei volti vincenti dell’Italia nelmondo», spiega. Con Flou in prima linea impegnata a pensare a nuovi letti di grande impatto estetico e funzionale, capaci di soddisfare quella voglia di cambiare e di benessere propria del consumatore. Perciò quando si sente dire che Flou ha “rifatto il letto”, bisogna riconoscere che le cose stanno davvero così.
«Per realizzare mobili di appeal è necessario lavorare e lavorare ancora sul design e sulla creatività. Solo così è possibile inventare prodotti di qualità assoluta. Noi sappiamo realizzare cose belle. E questa capacità è la nostra materia prima. Non è un caso che progettisti di ogni parte del mondo, si esprimono a livelli eccellenti solo quando vengono a lavorare nel nostro paese».
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