Solidarietà preventiva agli amici di Moggi

Ho letto su Repubblica una simpatica intervista a Gian Piero Gasperini, allenatore del Genoa. Alle sue opinioni sul calcio e sulla tattica, sul nuovo assetto del Grifo e sulle sue possibilità di restare in serie A una decina d’anni e non solo un paio (ovviamente ancorati a una sofferenza senza fine), sulla vita in genere, sono dedicate poche righe. Il resto è tutto puntato a fargli dire che era amico di Moggi-Giraudo e che ha fatto carriera grazie alla famigerata coppia. È un classico del giacobinismo moralista. Non sei colpevole solo se hai commesso un reato, ma anche se sei andato a pranzo col il reo (o presunto tale) o, orrore, se ti dichiari suo amico. È un classico del modo di ragionare di questo paese di vigliacchi, ma per fortuna negli stessi giorni è uscita un’intervista a Zlatan Ibrahimovic il quale ha ripetuto che, caso giudiziario a parte, Luciano Moggi era un grande dirigente sportivo, uno che controllava perfino gli starnuti nello spogliatoio e che di uno come lui, all’Inter, ci sarebbe un gran bisogno.
Racconto tutto ciò non per difendere Lucianone Moggi che grazie ai suoi milioni (di euri) può permettersi fior di avvocati, ma per rassicurare i miei amici. Quando finiranno al fresco o esposti al pubblico ludibrio non li abbandonerò, e li rifornirò di affetto, arance e camembert. E mi aspetto, bastardi, che voi facciate la stessa cosa. Anche se ho dei dubbi.

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