SOLO IL LAVORO (NON TUTELE) BATTE LA POVERTà

Di Bottarelli Mauro
23 Settembre 2004
Domenica prossima a Brighton avrà inizio il congresso annuale del Labour Party britannico

Domenica prossima a Brighton avrà inizio il congresso annuale del Labour Party britannico, appuntamento fondamentale sia per l’ufficializzazione della scontata candidatura di Tony Blair a un terzo mandato da premier nel 2005 che per la definizione di un nuovo percorso della cosiddetta Terza Via: o meglio del neo-progressismo preconizzato dall’ex direttore della London School of Economics e mastermind laburista, Anthony Giddens. In attesa di pubblicare il suo nuovo libro, The New Egalitarianism, Giddens in un intervento pubblicato da The New Statesman ha infatti promosso la politica fin qui perseguita da Tony Blair e Gordon Brown evidenziando ciò che lui ritiene fondamentale per il futuro: ovvero, incentrare sempre di più la lotta alla povertà sul concetto di creazione del lavoro, ovvero meno sussidi e aiuti e più riforme al fine di espandere la base occupata creando condizioni di crescita per lo Stato e di benessere per il cittadino. Di qui l’intenzione, che Blair formalizzerà nel suo discorso di apertura, di riconsiderare le cosiddette targeted policies, come il programma Sure Start per i neo-genitori e la stessa idea di utilizzo dei tax credits, i crediti d’imposta: sempre più spesso la lezione che ci giunge da varie esperienze internazionali è quella in base alla quale le politiche di trasferimento monetario portano a un incremento dell’ineguaglianza e alla creazione di una trappola di povertà per le fasce di popolazione a più basso reddito, in particolare, per gli immigrati. Ma Brighton sarà anche la sede per una riflessione che focalizzi i grandi temi del pensiero neo-progressista schematizzandoli essenzialmente in quattro tematiche. La prima riguarda la necessità imprescindibile per i neo-progs di continuare il loro lavoro attorno alla nozione stessa di uguaglianza in un clima di crescente diversità e diversificazione della società. Seconda questione è quella riguardante l’obbligo morale di proseguire lo studio della povertà e dell’ineguaglianza nelle loro dinamiche, ovvero nel corso delle varie stagioni e fasi della vita, per ricalibrare le politiche economiche e sociali chiamate a fornire risposte operative. Terzo, sviluppare ricette partendo dal presupposto che giustizia sociale e prosperità economica sono attivamente e strettamente correlate: ovvero, l’aspirazione alla creazione di un livello sempre maggiore di eguaglianza sociale non può mai essere sganciata dall’agenda politica dello sviluppo occupazionale. Quarta tesi, l’ormai imprescindibile necessità di far nascere qualsiasi studio sulle ineguaglianze da una prodromica esperienza di comparazione tra le varie esperienze pratiche messe in atto nelle varie nazioni in ambito anche locale. In principal modo viene poi sottolineata l’importanza dell’implementazione delle cosiddette “policies of second chances”, ovvero interventi che vadano a sanare situazioni di disagio che si vengano a creare in spazi temporali più o meno ristretti di transizione all’interno di un più ampio lasso di sviluppo e investimento politico ed economico. Il tutto partendo da un’analisi approfondita dei vari livelli della società e delle loro esigenze di rimodulazione delle politiche economiche e sociali, ponendo l’esperienza personale in cima alla lista dei criteri valutativi.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.