Son Pascal, dall’Italia al Kazakistan per diventare una rockstar

Di Paola D'Antuono
03 Maggio 2013
Un incontro fortuito e la vita cambia. Pasquale Caprino è volato dall'altra parte del mondo per partecipare a un reality musicale e ha conquistato una nazione intera

[internal_video vid=90686] La fuga di cervelli italiani arriva sino in Kazakistan. Lo sa bene Pasquale Caprino che un giorno, per le strade di Roma, incontra una ragazza che lo convince ad andare con lei in Kazakistan per cercare fortuna. Pasquale vuole cantare, motivo per cui anni prima ha lasciato la Campania prima per Roma e Milano e poi per Londra.

SUCCESSO KAZAKO. Il caso ha voluto però che fosse l’Italia a regalargli l’occasione della vita. Quando arriva nella capitale kazaka di Almaty per Son Pascal, questo il suo nome d’arte, si spalancano le porte della popolarità. Partecipa a un reality show nazionale e piace immediatamente al pubblico. La consacrazione definitiva arriva con il primo singolo Englishman in Shymkent, cover di Sting in salsa kazaka in cui mischia inglese e kazako e raggiunge le trecentomila visualizzazioni su YouTube. Un successo enorme, se si considera che in Kazakistan solo il dieci per cento della popolazione ha accesso a Internet.

UN NUOVO PSY. Grazie al suo secondo singolo, You Should Speak Kazaksha, Son Pascal è diventato una sorta di eroe nazionale che piace anche al governo. Lui ricambia l’affetto delle persone e definisce il Kazakistan «un posto fatto di persone meravigliose». Per il giovane artista campano, che in Italia non era riuscito a sfondare come avrebbe desiderato, il Kazakistan ha rappresentato il trampolino di lancio perfetto, tanto che l’eco del suo successo è arrivato in Italia. A partire dal prossimo 6 maggio, infatti, il cantante sarà protagonista di Pascalistan, un reality sulla sua esperienza in onda su Deejay Tv e chissà che il suo successo kazako non lo trasformi in un nuovo Psy.

@paoladant

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1 commento

  1. francesco taddei

    ho conosciuto alcuni ragazzi di origine albanese le cui famiglie si sono trasferite in italia alla fine degli anni ’90 e ho scoperto che da loro vedevano la tv italiana e così molti hanno imparato la nostra lingua. ciò che è successo per caso potrebbe essere uno strumento per far conoscere la lingua di dante in altri posti.

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