Sono le date del calendario che resistono, resistono, resistono
«L’Africa è stata colonizzata e non si è ribellata. Appena però gli Usa hanno provato a fare la stessa cosa con una cultura un po’ più strutturata come quella musulmana, ecco è successo il patatrac», dice Massimo Fini al Giorno. Ma mezza Africa non è musulmana? *** «Ha detto così? Beh, è una cosa senza senso», dice Piero Fassino al Giorno. Non è che il segretario Ds sia diventato improvvisamente coraggioso. È che quello con cui se la prende è Pietro Folena. *** «Non proviamo gaudio nel celebrare date che ci accompagnino anche a manette e privazioni della libertà», dice Francesco Rutelli al Messaggero. Il leader dell’Ulivo è un po’ migliorato da quando augurava a Bettino Craxi di consumare il rancio in galera. *** «L’unica differenza è tra chi ha memoria storica e chi no», dice Carlo Callieri al Corriere della Sera. Sta attaccando Antonio D’Amato accusato di lesa maestà per le critiche a Gianni Agnelli. Antonio Padellaro sull’Unità spiega cosa sia la “memoria storica”: «D’Amato presidente di una Confindustria mai così collaterale rispetto al governo». Un antidamatiano di ferro come Guido Rossi a Repubblica dà una versione un po’ meno in livrea torinese, dei rapporti politica-imprenditori: «Quello che in Italia non sembra cambiare mai è il servilismo della classe imprenditoriale verso il potere politico». È duro ricostruire la “memoria storica”. *** «Si potrebbe dire persino il contrario cioè che Berlusconi è entrato in politica perché indagato», dice Massimo D’Alema al Corriere della Sera. Certo che si potrebbe dire, ma c’è quell’impaccio dei calendari che resistono, resistono, resistono e indicano date precise tra quando Silvio Berlusconi è entrato in politica e quando alcuni pm hanno cominciato ad indagarlo. *** «L’aggressione che la magistratura inquirente e giudicante ha subito in questi ultimi mesi è sotto gli occhi di tutti», dice Giuseppe Gennaro alla Repubblica. Ma anche l’aggressione che parecchi politici e qualche imprenditore, ancor meglio selezionato, hanno subito in questi ultimi anni (anni non mesi) è sotto gli occhi di tutti. Come la mettiamo? Occhi per occhi? *** «Solo l’intelligenza disinteressata e autoreferenziale del solito Eta Beta poteva generare un “equilibrio più avanzato”», scrive Massimo Giannini su Repubblica. Ma come si fa a essere autoreferenziali e disinteressati? C’è una ginnastica che ti aiuta a superare questo ossimoro? *** «La Sua lettera saggio sembra proprio, mi creda, un’enciclica laica», scrive franco Mauri su Libero riferendosi a un intervento di Francesco Cossiga sul Messaggero. Mauri è lo pseudonimo usato da Cossiga sul quotidiano di Feltri. *** «In tutt’Italia la magistratura compatta ha levato la bandiera della Costituzione», scrive Gian Carlo Caselli sull’Unità. Non era proprio tutta la magistratura, ma solo un bel pezzo. Che abbia levato la bandiera della Costituzione l’abbiamo visto anche noi. La domanda è: dove l’ha messa? *** «In qualche modo, non si capisce come e perché, il contagio si estende anche ai deputati e senatori dell’opposizione», scrive Furio Colombo sull’Unità. Ce l’ha con quelli della sinistra che non si arrendono al giustizialismo. Molto fine il termine “contagio”. Non inedito, però, c’erano già stati altri che parlavano dei propri nemici come della “sifilide del mondo”.
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