Sono pazzi questi Galli

Di Arrigoni Gianluca
01 Aprile 2004
Elezioni francesi. In due anni, due plebisciti. 2002: tutti a destra. 2004: tutti a manca. E i leader dicono: «Non sappiamo come governare. Per il momento non dire niente tranne ‘Abbasso Raffarin’»

Parigi. Effetto Zapatero? No, non era necessario. Nella Francia già parecchio antiamericana e già abbastanza spaventata dall’islamismo (presente in forze in tutte le sue periferie metropolitane) l’effetto – devastante per la coppia Chirac-Raffarin – è la scontata marea montante contro le riforme.

Lang: «Vinciamo, e poi, come governiamo?»
La sinistra ha cavalcato bene la protesta corporativa. Peccato che la situazione economica e sociale francese non lasci alternative: o il riformismo, o il tracollo e la consegna alle giovani generazioni di un fardello che le schiaccerebbe verso la povertà. E questo anche i vincitori lo sanno. Infatti: volete avere un quadretto della crisi che attanaglia la società francese, più istruttivo delle analisi sulla sconfitta della destra (favorita tra l’altro dalla presenza al secondo turno, in diciassette regioni, dei candidati dell’estrema destra del Front National e dalle divisioni interne che avevano portato i centristi dell’Udf di François Bayrou a presentare al primo turno proprie liste indipendenti in molte regioni)? Il rischio che corre la Francia l’ha lasciato intravvedere il blob che ha visto come protagonisti proprio due grandi vincitori: gli alti dirigenti socialisti Julien Dray e Jack Lang (quest’ultimo ex ministro della Cultura). I quali, in margine a una manifestazione elettorale, sono stati pizzicati da un microfono galeotto di TF1 aperto a loro insaputa a scambiarsi opinioni poco rassicuranti circa il futuro di una Francia a guida socialista. Dice Lang a Dray nella conversazione rubata: «Il governo perderà ma, francamente, domani governiamo e che facciamo?». Risponde Dray a Lang: «Non sappiamo cosa fare. Per il momento non dire niente tranne ‘Abbasso Raffarin’». Sempre nello stesso reportage, Jack Lang, che è stato anche ministro della Scuola, pronuncia questa frase: «Nei licei bisognerebbe fare un po’ di casino».
Così, non solo grazie al casino dei licei, ma grazie al susseguirsi da mesi delle proteste piazzaiole di questa o quella corporazione, nel secondo turno delle elezioni regionali e cantonali di domenica 28 marzo la coalizione di sinistra guidata dai socialisti ha vinto praticamente dappertutto. Solo l’Alsazia è rimasta a destra. Una regione su ventidue. Il 50% ai rosso-verdi, il 37% al centro-destra, il 13% (inutilizzabile) all’estrema destra lepenista. Un vero e proprio tracollo per il presidente Jacques Chirac e per il governo di Jean-Pierre Raffarin, che ora rischia di perdere la poltrona di primo ministro. Tra i simboli della catastrofe la schiacciante vittoria di Ségolène Royal, compagna del segretario del Ps, François Hollande, nel Poitou-Charentes, la regione che Jean-Pierre Raffarin ha governato per quattordici anni, fino alla sua designazione a primo ministro. Così come «storica» è la sconfitta del centrista Valéry Giscard d’Estaing (l’estensore del testo di Costituzione europea) nella sua regione, l’Alvernia, che guidava dal 1986 e che segna il malinconico termine di una lunga carriera politica.

Destra complessata e sinistra populista
La destra avrebbe dovuto rincorrere la piazza per non perdere? Nient’affatto. Anzi. I commenatori rimproverano al governo una sorta di irresolutezza e complesso di inferiorità nei confronti della sinistra. L’«elettore di destra vuole una politica di destra » ha scritto Le Figaro criticando Jean-Pierre Raffarin per uscite come quella su Le Monde, lo scorso 19 gennaio, in cui il primo ministro credeva di aver fatto una battuta di ampio consenso dicendo «Sono colpito dal fatto che quando sono con Tony Blair e Gerhard Schroeder sono quasi il più a sinistra». Ma anche il quotidiano Libération, a sinistra, non si lascia abbagliare dalla vittoria dei socialisti. Tant’è che li mette in guardia dal pericolo di una opposizione frontale che, pur avendo dimostrato la sua utilità elettorale, rischia d’imprigionare la sinistra impedendole di costruire una nuova dottrina politica davvero riformista. D’altra parte: non sono forse gli stessi elettori francesi quelli che domenica scorsa hanno plebiscitato i socialisti quando non più di due anni fa li avevano cancellati annichilendo con essi la gauche plurielle e portando al ballottaggio la destra di Chirac e l’estrema destra di Le Pen? Sì, sono gli stessi che ora si contraddicono contraddicendo i partiti e i programmi di riforma che hanno votato, praticamente ieri. Sono pazzi questi galli? Forse no. Forse sono soltanto il frutto della brutta china che – purtroppo favorita da un circuito mediatico troppo pigro e conformista – ha preso l’Europa. Che dice, disdice, e al dunque vuol solo essere lasciata in pace.

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