Sono un fiancheggiatore di Moggi. E allora?

In questo scandalo del pallone sgonfiato (di cui si parla più diffusamente altrove) c’è un filone marginale, ma non troppo, che investe la stampa per il ruolo di alcuni giornalisti come fiancheggiatori di Lucianone Moggi. La loro posizione, ai fini dell’inchiesta, non è penalmente rilevante, ma sono stati buttati in pasto all’opinione pubblica apposta, perché in questo paese, se stai col “nemico”, sei per forza di cose corrotto anche tu.
Forse nelle intercettazioni ci sono anch’io, forse prima o poi faranno il mio nome e mi additeranno come embedded, giornalista al seguito, imbarcato sul carro del vincitore (o del perdente, in questo caso). Il bello della vicenda è che ora ci si scandalizza per le telefonate di Moggi in Rai o ai giornali, come se gli altri non facessero lo stesso. Ma non gli altri dirigenti delle squadre di calcio, dico tutti gli altri, politici, imprenditori, scrittori, attori, cuochi.
Tutti vogliono un giornalista di gradimento al seguito, da Berlusconi a Prodi. E allora mi dovete spiegare perché se Fazio e la Dandini stanno genuflessi davanti ai loro ospiti sono dei geni della comunicazione, e se io faccio la stessa cosa con Moggi sono un fiancheggiatore.

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