Soru, alla faccia della sardità
Caro Rodolfo,
ti ringrazio per la citazione fatta su uno degli ultimi numeri di Tempi riguardo l’ospitalità dei sardi nei confronti dei profughi giuliani. Ti ringrazio per avere accennato ad un fatto storico che, dopo anni di omertà da parte degli storici sulle imprese di Tito e i suoi compagni, solo in questi ultimi anni comincia ad essere ricordato. Se ne parla ancora troppo poco e comunque troppo tardi: la maggior parte dei profughi sono morti e rimaniamo noi figli che però abbiamo ormai perso tutta la tradizione dei nostri padri. Ma soprattutto ti ringrazio per aver ricordato l’ospitalità dei sardi, di questo non si parla affatto (e bisognerebbe farlo) ma è ben presente nei cuori e nella memoria di chi avendo perso tutto è stato accolto e ha avuto la possibilità di iniziare una nuova vita. Per quanto riguarda l’assessorato alla Sanità, non è andato alla Bindi ma alla professoressa Dirindin, nata e residente a Torino (!), già collaboratrice dell’ex ministro Bindi. Si tratta di un tecnico che, se non sbaglio, insegna economia sanitaria all’Università di Torino. Meno male che il nostro governatore durante la campagna elettorale, fatta indossando abiti in vellutino nero che richiamano il tipico modo di vestire sardo, parlava della specificità dei sardi e della sardità, di modello sardo da esportare e così via! Saremo pochi, ma possibile che tra 1,5 milioni di abitanti in Sardegna non ci sia uno capace di gestire la sanità?
A presto. Alberto
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