Sotto questa luna piena

Di Tempi
26 Marzo 2004
Ora anche l’onorevole Piero Fassino sa che non può venire niente di buono da un pacifismo privo di realtà

Ora anche l’onorevole Piero Fassino sa che non può venire niente di buono da un pacifismo privo di realtà, che ha in sé i germi di quella violenza che pretende esorcizzare attraverso i riti delle marce, delle emozioni, delle bandiere. Non è puntando sulla generale paura della guerra che ci si libera dalla guerra.

Cosa sarà, come si fa?
Cos’è allora che può pacificare un mondo in fiamme, dall’Irak al Kosovo, dalle stazioni di Madrid alle città di Israele e Palestina?
Come si fa a smettere il gioco al massacro contro la politica, per dare a Cesare quel che è di Cesare, cioè autorità e responsabilità per la composizione dei conflitti? Cos’è che, non in astratto, ma dentro l’occhio di un ciclone che si riflette perfino negli angoli della vita quotidiana (pensiamo alla follia di domenica scorsa all’Olimpico, ottantamila persone in ostaggio della violenza di un pugno di ultras), può aiutare la pace? Verrebbe da chiedere a quanti han fatto a gara a schernire e a spazzar via dal comune sentire, dal comune compito educativo, dallo spirito delle nazioni, il cristianesimo: ecco, questo mondo senza Cristo vi sembra più umano, più libero, più degno di essere vissuto?

Luna piena e deserto
Il vittimismo dell’Oriente e la stanchezza dell’Occidente hanno il volto della rottura di ogni legame (tra uomo e donna, tra comunità e persino tra madri e figli) e sono due facce della stessa luna totalitaria che provoca un’evasione suicida dalla realtà. Nell’epoca della luna piena nichilista, sia essa ammantata di gaio “lasciateci in pace” (quella occidentale) o di truce cupio dissolvi (quella islamista), questa generale hybris che porta a rovesciare nell’esatto contrario ogni desiderio di pace e giustizia, ci dice che «si ha l’impressione che si sia trovato il modo di mettere in moto il deserto, di scatenare una tempesta di sabbia capace di coprire ogni parte della terra abitata». è una tempesta che, intuiva Hannah Arendt, «minaccia di devastare il mondo così come lo conosciamo – un mondo che dovunque sembra giunto alla fine – prima che un nuovo inizio nascente da questa fine abbia avuto il tempo di affermarsi». Ma, di nuovo, cos’è questo possibile “nuovo inizio”?

Farideh, l’inizio possibile
Arendt: «L’inizio, prima di diventare avvenimento storico, è la suprema capacità dell’uomo; si identifica con la libertà umana. Initium ut esset, creatus est homo, affinché ci fosse un inizio, è stato creato l’uomo dice Agostino». Questo è l’uomo, “creatura” e libertà. Così ammette ogni autentico spirito religioso: «La realtà, infatti, è creata. È il dramma supremo che l’Essere domandi di essere riconosciuto dall’uomo. Questo è il dramma della libertà che deve vivere l’io: l’adesione al fatto che l’io deve essere continuamente esaltato da una rinascita del reale, da una ri-creazione – dice don Giussani, ma potrebbe ammettere anche la traduttrice iraniana Farideh che settimana scorsa ci ha ricordato la sua commozione davanti alla poesia di Dante e la devozione anche islamica nei confronti di Maria – che nella figura della Madonna diventa commossa dall’Infinito… La libertà dell’uomo è la salvezza dell’uomo». La metanoia, l’inversione a U dovrebbe avvenire a livello di questa educazione, ovunque, in Occidente come in Oriente, alla “creatura”, cioè alla libertà. Questo sarebbe l’inizio. Dalle scuole ai giornali si dovrebbe fare a gara per guardare e valorizzare questa creatura, questa libertà. D’altronde, non sono questi gli unici semi di speranza nell’oceano di odio in cui naufraga il mondo? Non sono avvenimenti di persone, gratuiti, imprevisti, impensabili dalle analisi e conformismi dominanti? Non è Angelica, l’ebrea israeliana madre ed educatrice di ragazzi ebrei e arabi cristiani e musulmani? Non è Samar, l’araba cristiana nei Territori, madre ed educatrice di orfani musulmani e cristiani? Non è quella chiesa incarnata dal Papa, irrisa e perseguitata in ogni parte del mondo, la madre ed educatrice di un già sperimentabile “altro mondo possibile”? Dio non è l’alibi estremo del nostro nulla. Anche Dio è, se è creatura e libertà. Dio è, se ha bisogno degli uomini.

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