SOTTOGOVERNO PROPORZIONALE

La famigerata e liberticida legge elettorale toscana, rigorosamente bipartisan, approda all’orizzonte nazionale. Fingendo di ri-inserire il proporzionale, con una serie di alchimie degne del miglior bizantinismo, si ottiene che i candidati siano predeterminati dalle segreterie dei partiti della Seconda Repubblica. Infatti saranno eletti su lista bloccata i candidati che i partiti decideranno di mettere per primi nella lista, secondo criteri che con la volontà dei cittadini c’entrano come i cavoli a merenda. Gli esiti di questa performance della partitocrazia italiana si ebbero 15 giorni prima delle elezioni regionali toscane quando La Nazione pubblicò i nomi di tutti quelli che sarebbero stati eletti meno uno.
Per capire la portata culturale della riforma basta leggere sul Foglio di venerdì 30 settembre le dichiarazioni del coordinatore di Forza Italia della Toscana, Denis Verdini, che culturalmente sembra ispirarsi al comunismo d’oltre cortina di prima della caduta del muro: «Le preferenze sono un’anomalia italiana: in nessun Paese europeo ci sono le preferenze». Facile sbugiardare un’affermazione così pacchianamente falsa. In Germania partiti fra loro alleati possono anche presentarsi ciascuno con un proprio candidato nel collegio territoriale. Ogni elettore ha a disposizione due voti: uno per un candidato che si presenta nel collegio territoriale, l’altro per un candidato nella lista di partito. In Germania, cioè, l’elettore può veramente scegliere la persona. L’opposizione sembra fermamente contraria a questa proposta della maggioranza. Ma ahimè non certo per il nodo delle preferenze. Questa abolizione piace ai più se, come ricorda sempre sul Foglio, Marco Susini deputato diessino toscano: «La legge toscana è frutto di una concertazione larghissima e di una larghissima condivisione tra i partiti dei diversi schieramenti». Molti, soprattutto dei partiti maggiori che già difettano di democrazia interna, vorrebbero fare fuori definitivamente anche ogni opposizione interna, ogni voce dissonante per potere amministrare con più libertà la cosa pubblica, anzi soprattutto la spesa pubblica, per poter governare, anzi “sottogovernare” meglio. La possibilità di far fuori ogni parvenza di sussidiarietà è legata alla possibilità di avere tanti bei soldatini impagliati, rigorosamente bipartisan, abolendo non solo la preferenza, ma perfino ogni parvenza di scelta fra due candidati, ultimo legame con i cittadini. Non importa se come in Toscana, non si conta culturalmente più nulla, se si è ombra delle ombre, mimesi della mimesi dietro la grande mamma ex-rossa che tutto provvede, tutto dispone, tutto governa. La cosa importante è non mancare. al gran ballo, bipartisan della rendita.
*Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

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