SPERANZA DA GAZA

Di Calò Livné Angelica
28 Ottobre 2004
Chi l’avrebbe mai detto che un giorno noi (kibuzzim pacifisti e laburisti di sinistra, ndr) saremmo andati a manifestare a favore di Sharon!!! Saremo in molti oggi alla manifestazione per il ritiro da Gaza!

Vico Hersh mi si avvicina e sorride mentre leggo sulla bacheca all’entrata della sala da pranzo del kibbutz l’invito alla megamanifestazione di oggi (lunedì 25 ottobre, ndr): «Chi l’avrebbe mai detto che un giorno noi (kibuzzim pacifisti e laburisti di sinistra, ndr) saremmo andati a manifestare a favore di Sharon!!! Saremo in molti oggi alla manifestazione per il ritiro da Gaza! Ho incoraggiato anche i miei figli ad andare, Etty si è appena congedata dall’esercito. Era da quelle parti a fare il suo servizio». Vico è giunto in Israele dalla Svizzera con il mio stesso gruppo, quasi trent’anni fa. Siamo stati educati nello stesso movimento giovanile sionista. «Ma ci credi tu a queste manifestazioni?», gli domando. «Scherzi? Questa è la nostra forza, la dimostrazione più pura del nostro essere un paese democratico». Nel momento in cui inizierà il dibattito alla Knesset, partirà dal museo di Gerusalemme un corteo di giovani, di organizzazioni per la pace, di rappresentanti di tutti i partiti, centinaia di migliaia di persone, e si fermerà lì davanti in silenzio a manifestare la propria volontà di uscire dalla striscia di Gaza.
Questo ritiro, quando avverrà, sarà di nuovo per opera della destra israeliana, come fu per il Sinai e come fu per i trattati di pace con la Giordania. Il partito laburista prepara il campo e poi il Likud può godere dei frutti perché non c’è più nessuno all’opposizione. E noi, il popolo, siamo felici. E c’è tanta luce in un popolo che oggi va a manifestare affinché il suo governo allontani decine di migliaia di persone dalle proprie case, ebrei come noi, che avevano costruito là il proprio futuro. 21 insediamenti: Morag 36 famiglie, Homesh 42, Kfar Darom 85, Nissanit 280, Nevè Dkalim 513 famiglie e cosi via. Migliaia di persone dovranno lasciare la propria casa, che in un secondo tempo verrà distrutta come accadde nel Sinai. Il governo pagherà loro migliaia di dollari di indennizzo. Riusciranno le giovani madri, gli insegnanti e gli adulti palestinesi a far capire ai loro ragazzi la grandezza di questo passo, a chiudere con il passato e a cominciare a costruire con positività? Riusciranno a vedere questa nostra mano tesa verso di loro? Ci sarà qualcuno che ci aiuterà a spiegare ai nostri vicini che è tempo per tutti di sollevarsi dalle macerie? Eravamo gia pronti a questo passo, da tempo, Ehud Barak aveva già proposto questo ritiro ma scoppiò la seconda Intifada. Migliaia di morti, di invalidi, di famiglie dimezzate. Ora ci riproviamo. Terra in cambio di sicurezza. Sicurezza significa pace. Significa stop ai kamikaze, alle cinture esplosive, ai missili Kassam, all’odio gratuito. Significa che l’Autorità palestinese liberi finalmente la sua gente dai campi profughi e crei posti di lavoro, scuole e oppurtunità per tutti. Noi siamo pronti a collaborare! Dopo Gaza sarà la volta di quattro insediamenti in Giudea e Samaria.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.