SPESA FOLLE E RISULTATI IRRISORI, E’ IL PROTOCOLLO DI KYOTO
Il 16 febbraio è entrato in vigore il protocollo di Kyoto sulle emissioni di gas a effetto serra: un trattato inutile, costoso e che resterà inapplicato. Anzitutto inutile: riportare la quantità di gas emessi dai paesi industrializzati ai livelli del 1990 meno un 5 per cento entro il 2012 non avrà effetti apprezzabili sul riscaldamento globale del pianeta, qualunque sia la portata di quest’ultimo (le stime variano fra 1,5 e 4,5 gradi entro il 2100). Per la semplice ragione che nel frattempo Cina, India e altri paesi in via di industrializzazione aumenteranno esponenzialmente le loro emissioni, più che rimpiazzando quelle eliminate dai paesi industrializzati. E per la addizionale ragione che Usa e Australia (6 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno, quasi un quarto di tutte le emissioni) non hanno aderito al trattato. L’“ambientalista scettico” Bjorn Lomborg ha definito inutile il trattato perché non farebbe altro che rinviare di pochi anni l’innalzamento della temperatura planetaria: anziché nel 2100 l’aumento si verificherebbe nel 2106. Secondo alcuni la previsione di Lomborg in realtà è ottimistica: il britannico Institute for Public Policy Research, nella persona del suo vicedirettore Tony Grayling ha fatto sapere a suo tempo: «Kyoto non fermerà il cambiamento climatico», e ha stimato che anche in caso di applicazione letterale del protocollo le emissioni nell’atmosfera aumenteranno del 70 per cento nel corso del secolo.
COSTOSO E INAPPLICABILE
Kyoto è costoso. Secondo Lomborg, che di mestiere fa lo statistico, il costo medio annuo dell’applicazione del protocollo, comprensivo delle spese da effettuare e della mancata crescita economica dovuta al minor uso di energia, sarebbe di 150 miliardi di dollari all’anno fino al 2100. Gli Usa non hanno fino ad oggi aderito al trattato a motivo dei suoi costi: solo l’amministrazione Clinton era convinta che essi sarebbero stati rapidamente recuperati, non così il Senato americano e la stragrande maggioranza degli economisti. Che si sono divisi solo sulla stima delle perdite: 20 miliardi all’anno fino al 2012, oppure 150, oppure fra i 275 e i 394,4 (Stephen Brown della Dallas Federal Reserve)?
Infine Kyoto è inapplicabile. Le emissioni dei paesi industrializzati sono diminuite fra il 1990 e il 2000 del 3 per cento, ma solo perché l’economia russa e del blocco dell’Est si è fermata. Secondo le Nazioni Unite nel 2010 le emissioni dei paesi industrializzati risulteranno maggiori di quelle del 1990 del 10 per cento. La Commissione europea dice che la Ue è sulla buona strada, ma il suo stesso rapporto ammette che le emissioni europee dovute al traffico nel 2002 erano maggiori di quelle del 1990 del 22 per cento.
In realtà le motivazioni del trattato di Kyoto sono altre che non la volontà di incidere sui cambiamenti climatici: Kyoto è semplicemente un grande affare fatto di pannelli solari obbligatori come in Toscana, di milioni di auto a metano e Gpl che sostituiranno obbligatoriamente quelle a benzina e gasolio, di tasse sui carburanti che svuoteranno le tasche dei cittadini e riempiranno quelle dei governi. L’aria delle città sarà un po’ più pulita, molta gente si arricchirà e moltissima si impoverirà. Il riscaldamento globale continuerà come prima.
Rodolfo Casadei
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